Strano sono due anni che lavora nella stanza accanto alla mia e tranne i saluti di cortesia non avevo mai fatto caso a Ada,a dirla tutta il suo nome l'ho saputo oggi durante la pausa pranzo,me lo ha detto lei, sono sceso tardi e i tavoli erano tutti occupati l'unico tavolo con un posto libero era quello all'angolo dietro la porta di uscita, in quel tavolo non siede mai nessuno,è scomodo e piccolo,massimo ci possono pranzare due persone ma stando strette.
-Mi scusi, disturbo se mi siedo a questo tavolo? non ho trovato una sedia libera e mangiare in piedi come un cammello mi seccherebbe.
-Con un sorriso mi ha indicato la sedia davanti a lei.
-Stare cosi vicino a qualcuno senza provare a fare un minimo di conversazione mi sembrava scortese,quindi mi sono lanciato in un impacciato:sbaglio o lei lavora nell'ufficio accanto al mio?
- Sempre sorridendo, mi fa,se ne è accorto? sono due anni che lavoro lì.
-Due anni? adesso che ci penso mi sembra che prima ci lavorasse quel ragazzo un pò strano, che arrivava sempre con il casco da ciclista in mano.Come si chiamava? coso...non mi viene il nome
-Si chiamava Luigi,abitava a 15 chilometri da qui e preferiva venire in bicicletta perché gli faceva bene al cuore,era malato sa?
-Era? è morto?
-Si è morto dopo un anno che era in malattia,io sono stata assunta come sua sostituta temporanea,poi il posto è rimasto vacante e mi hanno assunta in pianta stabile.Lei da quanto tempo lavora qui?
-(bella domanda,mica lo ricordavo,sforzandomi mi è sembrato di ricordare che erano circa una decina di anni) Forse dieci anni,non ricordo bene ( e qui mi sono arenato,non sapevo più cosa dire,azzardare domande che entravano nel personale non mi sembrava cortese).
-Lei mangia sempre cosi velocemente?
-Senti ti dispiace se ci diamo del tu,il lei lo uso solo in ufficio con i clienti e forse proprio per questo mi è antipatico usarlo quando mi ritrovo in veste di me medesimo e non del contabile dell'ufficio vendite.Io mi chiamo Marco
-Ma certamente, io mi chiamo Ada.
-Bel nome ( ma quanto sono fesso? che frase del menga!),sto mangiando veloce? non me ne sono accorto,forse ancora non mi libero dagli impicci dell'ufficio, questo lavoro prima o poi mi ucciderà.
-le piace il mio nome? era il nome di mia nonna da parte di papà.Sa è morta giovane e in suo ricordo mi hanno chiamato cosi.
-mentre parlava mi sono sorpreso a pensare: è carina peccato quel taglio di capelli da attempata,quando sorride si illumina e ho l'impressione che non sia affatto stupida nonostante la strada su cui si era messa la conversazione. Quanti anni hai?
-Lei scoppia a ridere e guardandomi negli occhi come se fossi un fessacchiotto che ha appena fatto una gaffe,44 e tu?
-Io 55( mentre lo dicevo penso di avere fatto una faccia buffa perché lei ha sorriso sotto i baffi).
aveva un modo di muoversi che mi affascinava,gli occhi sembravano di colore grigio ma non ne ero sicuro,non avevo messo gli occhiali e senza non ci vedevo gran che. Il maglioncino aveva una discreta scollatura si intuiva un bel seno anche se non particolarmente voluminoso,le tettone non mi sono mai piaciute.
-Beh,è l'età della decadenza, fino a qualche hanno fa pensavo che arrivato ai 55 l'unico traguardo che avrei avuto da raggiungere sarebbe stata la pensione.
-E adesso che ci sei arrivato che traguardi hai?
-Quello di andare in pensione prima di arrivare ai 70,anche se penso che di questo passo a 70 anni non ci arriverò vivo.
-Ridendo dice: le colleghe mi hanno detto che eri un tipo che dava poco confidenze e un pò antipatico,ma sbagliano sei divertente quando parli.
-le tue colleghe non mi hanno mai sentito raccontare barzellette altrimenti non avrebbero mai detto una cosa del genere.
Ci siamo messi a ridere tutti e due,solo perché non gli ho detto la verità su come racconto le barzellette.
-Non noto la fede,non sei sposata o appartieni a qualche strana religione che invece delle fedi fa uso graffette nei maglioni?
-Haha perché graffette nei maglioni?
-Perche ne hai due attaccate sul colletto
-Davvero? mentre impacciata diceva:oddio,sto rifacendo l'archivio devo averle infilate li perchè non avevo posto sulla scrivania, le toglie.
-Stavo facendo tardi,oggi dovevo uscire un' ora prima e era necessario che finissi di lavorare la pratica che avevo sulla scivania altrimenti non avrei potuto. Devo andare il lavoro chiama,è stato un piacere conversare con te, il tempo è volato.
-è stato un piacere anche per me.
-Ciao Ada, alla prossima.
-Ciao alla prossima.
-Ho sentito l'impulso di girarmi ancora verso di lei per aggiungere,magari ci si incontra ancora un giorno di questi.
-Magari rispose lei,aggiungendo dopo una pausa,dato che lavoriamo a un metro di distanza.
domenica 28 giugno 2015
venerdì 26 giugno 2015
zitello non per caso, secondo episodio
ecco lo sapevo anche qui c'è l'extracomunitario attaccato ai carrelli che cercherà di appiopparmi calzini e cianfrusaglie d'accatto,ma che palle!
-ciao capo (e ride)
-ciao,vado di fretta e non mi serve niente ( non sorrido,mi sento dalla parte del torto e mi rode per questo,cazzo non posso stare tranquillo nemmeno quando vado a farmi svuotare il portafoglio,che poi vuoto è già di suo).
Interessante, qui per prendere il carrello basta la moneta da un euro,nell'altro ce ne vogliono due,visto mai che l'inizio è positivo.
L'entrata è tristina parecchio però,sembra di entrare in un magazzino,c'è il tornello per le persone e una sbarra per il carello,è la prima volta che vedo questo sistema.
Disposizione della merce sempre secondo la stessa filosofia,frutta e verdura all'inizio.Cazzo che prezzi, alla faccia del supermercato economico.E' da un quarto d'ora che giro con questo melone tra le mani e non trovo la bilancia per la pesa,dove cazzo l'hanno messa? Ecco questo da come mi guarda deve essere un dipendente
-guardi che la frutta la pesano alle casse
-ah ecco,ah voja a cercare bilancia e numero di riferimento,grazie (che figura da imbecille,mi ci voleva per finire la giornata).
Cataste di acqua dai nomi sconosciuti,file di biscotti e prodotti dolciari sempre di marche sconosciute,t'oh il banco del fresco,prezzi stracciati, vediamo un pò che roba è: l'etichette scritte sempre più piccole,ecco la magagna "carne estrusa meccanicamente" cioè merda non commestibile,e te credo che costa la metà,salto il reparto,giro di 90 gradi e...dadadaaaa, i vini! prezzi stracciati,cerco di capire dall'etichetta se le cantine sono affidabili,sembra di si ma non mi fido,salto e passo avanti,c'è una pedana di cose varie tra cui una birra mai conosciuta, è da un pò oramai che sto qui dentro e praticamente non ho acquistato niente,proviamo sta birra va. La gente viaggia con carrelli pieni all'inverosimile,molte donne sole e qualche famigliola alquanto sgangherata nei comportamenti,cerco con gli occhi qualcosa che mi attiri, a parte la bionda vicino ai banchi surgelati niente che stimoli la fuori uscita dei miseri eurini rimasti nel protafoglio,andiamo a vedere il banco frigo che dice: pieno di roba ma non leggo i marchi che mi assicurano un minimo di qualità percepita( come la temperatura estiva,che se sudi non fa caldo sei tu che pensi che faccia caldo e sudi di riflesso),marinara per risotto 1,50 €? nemmeno il cartone può costare cosi poco,salto e mi dirigo verso le casse,tutte piene tranne una,infilo il carrello e metto le poche cose sul tappeto rollante,rollasse una canna sarebbe più allegro,poro tappeto.
Va bene l'efficienza, ma sta cassiera mi sembra una nticchia spigolosa.
-lo vuole il sacchetto?( si alla cassiera gli rode).
-e certo,mica mi posso mettere la merce in tasca!
-una voce un pò più in là : guardate che c'è anche l' altra cassa e non c'è nessuno in fila ,che vi sta antipatica la cassiera?
-ecco volevo ben dire che a sta tipa gli rodeva! si vede che anche lei è sottopagata.
Beh,non metterò più piede qui dentro,penso sia un hard discount,visto che sono su di peso ancora posso fare a meno di venire ad avvelenarmi qui dentro.
Amen!
Ps: la birra però era buona.
-ciao capo (e ride)
-ciao,vado di fretta e non mi serve niente ( non sorrido,mi sento dalla parte del torto e mi rode per questo,cazzo non posso stare tranquillo nemmeno quando vado a farmi svuotare il portafoglio,che poi vuoto è già di suo).
Interessante, qui per prendere il carrello basta la moneta da un euro,nell'altro ce ne vogliono due,visto mai che l'inizio è positivo.
L'entrata è tristina parecchio però,sembra di entrare in un magazzino,c'è il tornello per le persone e una sbarra per il carello,è la prima volta che vedo questo sistema.
Disposizione della merce sempre secondo la stessa filosofia,frutta e verdura all'inizio.Cazzo che prezzi, alla faccia del supermercato economico.E' da un quarto d'ora che giro con questo melone tra le mani e non trovo la bilancia per la pesa,dove cazzo l'hanno messa? Ecco questo da come mi guarda deve essere un dipendente
-guardi che la frutta la pesano alle casse
-ah ecco,ah voja a cercare bilancia e numero di riferimento,grazie (che figura da imbecille,mi ci voleva per finire la giornata).
Cataste di acqua dai nomi sconosciuti,file di biscotti e prodotti dolciari sempre di marche sconosciute,t'oh il banco del fresco,prezzi stracciati, vediamo un pò che roba è: l'etichette scritte sempre più piccole,ecco la magagna "carne estrusa meccanicamente" cioè merda non commestibile,e te credo che costa la metà,salto il reparto,giro di 90 gradi e...dadadaaaa, i vini! prezzi stracciati,cerco di capire dall'etichetta se le cantine sono affidabili,sembra di si ma non mi fido,salto e passo avanti,c'è una pedana di cose varie tra cui una birra mai conosciuta, è da un pò oramai che sto qui dentro e praticamente non ho acquistato niente,proviamo sta birra va. La gente viaggia con carrelli pieni all'inverosimile,molte donne sole e qualche famigliola alquanto sgangherata nei comportamenti,cerco con gli occhi qualcosa che mi attiri, a parte la bionda vicino ai banchi surgelati niente che stimoli la fuori uscita dei miseri eurini rimasti nel protafoglio,andiamo a vedere il banco frigo che dice: pieno di roba ma non leggo i marchi che mi assicurano un minimo di qualità percepita( come la temperatura estiva,che se sudi non fa caldo sei tu che pensi che faccia caldo e sudi di riflesso),marinara per risotto 1,50 €? nemmeno il cartone può costare cosi poco,salto e mi dirigo verso le casse,tutte piene tranne una,infilo il carrello e metto le poche cose sul tappeto rollante,rollasse una canna sarebbe più allegro,poro tappeto.
Va bene l'efficienza, ma sta cassiera mi sembra una nticchia spigolosa.
-lo vuole il sacchetto?( si alla cassiera gli rode).
-e certo,mica mi posso mettere la merce in tasca!
-una voce un pò più in là : guardate che c'è anche l' altra cassa e non c'è nessuno in fila ,che vi sta antipatica la cassiera?
-ecco volevo ben dire che a sta tipa gli rodeva! si vede che anche lei è sottopagata.
Beh,non metterò più piede qui dentro,penso sia un hard discount,visto che sono su di peso ancora posso fare a meno di venire ad avvelenarmi qui dentro.
Amen!
Ps: la birra però era buona.
fotografia all'infrarosso con il digitale
Ho spesso usato la fotografia all'infrarosso nel sistema analogico,sperimentando un pò ho ottenuto risultati interessanti nel nudo,sono anni che non faccio più quel genere di fotografie e mi è passato per la testa di provare a rifarle ma con il digitale.
Vediamo quali problematiche si devono affrontare con il nuovo sistema.
Usando la pellicola (usavo Kodak infrared 35 mm) le difficoltà più che in fase di ripresa si dovevano affrontare in fase di stampa,nel digitale vale l'esatto contrario.
Do per scontato che sappiate cosa siano le frequenze all'infrarosso e cosa significhi la sigla nm( mi sembra di averne parlato in modo specifico in qualche post precedente),quindi salto la spiegazione teorica delle frequenze luminose e parlo delle problematiche tecnico meccaniche.
Usando un filtro IR ( in vendita ne esistono di diverse tipologie che filtrano una banda specifica dello spettro luminoso,che bloccano la luce fino a 600 nm, da 700 a 900 nm e fino a 1000 nm,questi ultimi sono i filtri black o dark), che permettono di utilizzare il sensore della vostra macchina fotografica cosi come è stato costruito,senza bisogno di alterarlo,hanno il grosso difetto di assorbire parecchia luce quindi si è obbligati a utilizzare tempi di otturazione molto lenti,è obbligatorio utilizzare il cavalletto e una volta montato il filtro sull'obiettivo non si riesce più a fare la messa a fuoco.
Togliendo il filtro antialiasing dal sensore sostituendolo con un filtro low pass IR Cut,si potrà utilizzare la macchina in modo "normale" a mano libera e tempi veloci,quindi le persone e qualunque cosa in movimento.Ovviamente il mirino sarà utilizzabile come se nulla fosse stato cambiato e altrettanto ovviamente con questa modifica la macchina potrà fare solo fotografie all'infrarosso ( utilizzare un vecchio modello per questo scopo vi permetterebbe di sperimentare alla grande).
Bisogna tenere presente che i sensori più evoluti sono meno prestanti dei vecchi sensori..quindi per quanto possa sembrare assurdo, utilizzare un vecchio modello per questo scopo, non solo ha enormi vantaggi economici ma anche di prestazione.
Magari vi viene la curiosità di sapere se le immagini ottenute con i diversi sistemi sono uguali...no,non lo sono,ma si somigliano parecchio e in ogni caso molto dipende dalle vostre scelte tecniche sia in fase di ripresa che di post produzione o stampa.
Vediamo quali problematiche si devono affrontare con il nuovo sistema.
Usando la pellicola (usavo Kodak infrared 35 mm) le difficoltà più che in fase di ripresa si dovevano affrontare in fase di stampa,nel digitale vale l'esatto contrario.
Do per scontato che sappiate cosa siano le frequenze all'infrarosso e cosa significhi la sigla nm( mi sembra di averne parlato in modo specifico in qualche post precedente),quindi salto la spiegazione teorica delle frequenze luminose e parlo delle problematiche tecnico meccaniche.
Usando un filtro IR ( in vendita ne esistono di diverse tipologie che filtrano una banda specifica dello spettro luminoso,che bloccano la luce fino a 600 nm, da 700 a 900 nm e fino a 1000 nm,questi ultimi sono i filtri black o dark), che permettono di utilizzare il sensore della vostra macchina fotografica cosi come è stato costruito,senza bisogno di alterarlo,hanno il grosso difetto di assorbire parecchia luce quindi si è obbligati a utilizzare tempi di otturazione molto lenti,è obbligatorio utilizzare il cavalletto e una volta montato il filtro sull'obiettivo non si riesce più a fare la messa a fuoco.
Togliendo il filtro antialiasing dal sensore sostituendolo con un filtro low pass IR Cut,si potrà utilizzare la macchina in modo "normale" a mano libera e tempi veloci,quindi le persone e qualunque cosa in movimento.Ovviamente il mirino sarà utilizzabile come se nulla fosse stato cambiato e altrettanto ovviamente con questa modifica la macchina potrà fare solo fotografie all'infrarosso ( utilizzare un vecchio modello per questo scopo vi permetterebbe di sperimentare alla grande).
Bisogna tenere presente che i sensori più evoluti sono meno prestanti dei vecchi sensori..quindi per quanto possa sembrare assurdo, utilizzare un vecchio modello per questo scopo, non solo ha enormi vantaggi economici ma anche di prestazione.
Magari vi viene la curiosità di sapere se le immagini ottenute con i diversi sistemi sono uguali...no,non lo sono,ma si somigliano parecchio e in ogni caso molto dipende dalle vostre scelte tecniche sia in fase di ripresa che di post produzione o stampa.
tecnica di stampa al solvente o " Riporto"
I solventi come la trielina,la varechina e l'acetone, per un fotografo "creativo" possono avere la stessa importanza dei normali sviluppo e fissaggio (vedi fotografia analogica).
Infatti una delle tecniche più semplici e più belle della stampa bianco e nero e a colori positivi diretti (cibacrome...), è quella conosciuta con il nome di stampa al solvente o stampa a "riporto".
Punto di partenza una immagine presa a prestito da un giornale stampato,un rotocalco o qualsiasi altra stampa non su superficie plastificata o similari ( la carta deve essere porosa e in ogni caso deve assorbire il solvente). Gli inchiostri tipografici in genere e in particolare quelli utilizzati per stampe a grande tiratura e bassa resa qualitativa,sono parzialmente solubili in alcuni solventi,primo fra tutti la comune trielina. Occorrono poi alcuni batuffoli di cotone idrofilo,dei fogli di carta ( ho provato a usare anche carta cotone oltre le comuni carte da disegno e funziona alla grande). Una volta scelta l'immagine da utilizzare,ritagliatela e poggiate il foglio a diretto contatto con la superficie del foglio bianco (inchiostro contro il foglio). fate assorbire un pò di trielina (o altro solvente..) da un batuffolo sufficientemente grande di cotone e,tenendo ben fermo il pacchetto formato dai due fogli,cominciate a strofinarlo sopra il foglio in cui è presente l'immagine da trasferire. Sotto l'azione del solvente gli inchiostri tenderanno dapprima a rammollirsi e poi a trasferirsi sulla superficie del nuovo foglio in modo proporzionale alla quantità di solvente usato. L'immagine trasferita in questo modo assume un aspetto di tipo pittorico,in ogni caso c'è ampia libertà di fantasia nel creare nuove immagini,anche con sovrapposizioni.Provate, è semplice e dopo pochi tentativi potete ottenenere effetti veramente interessanti.
Infatti una delle tecniche più semplici e più belle della stampa bianco e nero e a colori positivi diretti (cibacrome...), è quella conosciuta con il nome di stampa al solvente o stampa a "riporto".
Punto di partenza una immagine presa a prestito da un giornale stampato,un rotocalco o qualsiasi altra stampa non su superficie plastificata o similari ( la carta deve essere porosa e in ogni caso deve assorbire il solvente). Gli inchiostri tipografici in genere e in particolare quelli utilizzati per stampe a grande tiratura e bassa resa qualitativa,sono parzialmente solubili in alcuni solventi,primo fra tutti la comune trielina. Occorrono poi alcuni batuffoli di cotone idrofilo,dei fogli di carta ( ho provato a usare anche carta cotone oltre le comuni carte da disegno e funziona alla grande). Una volta scelta l'immagine da utilizzare,ritagliatela e poggiate il foglio a diretto contatto con la superficie del foglio bianco (inchiostro contro il foglio). fate assorbire un pò di trielina (o altro solvente..) da un batuffolo sufficientemente grande di cotone e,tenendo ben fermo il pacchetto formato dai due fogli,cominciate a strofinarlo sopra il foglio in cui è presente l'immagine da trasferire. Sotto l'azione del solvente gli inchiostri tenderanno dapprima a rammollirsi e poi a trasferirsi sulla superficie del nuovo foglio in modo proporzionale alla quantità di solvente usato. L'immagine trasferita in questo modo assume un aspetto di tipo pittorico,in ogni caso c'è ampia libertà di fantasia nel creare nuove immagini,anche con sovrapposizioni.Provate, è semplice e dopo pochi tentativi potete ottenenere effetti veramente interessanti.
giovedì 25 giugno 2015
zitello non per caso
-Ma ciaooo ,ma quanto tempo è passato?
-una vita..oh, ma tu sei sempre identica il tempo per te non passa mai.
Già dall'incìpit avrei dovuto fermarmi lì e passare oltre,ma della serie voglio proprio vedere dove andiamo a finire......
-che fai di bello adesso?
-quello che facevo prima,il fotografo
-ma davvero?
-ti sembra cosi strano? le mie foto fanno cosi schifo?
-ma no, è che ho sentito che facevi altro e ho pensato che avessi cambiato lavoro
-in effetti il lavoro l'ho cambiato spesso,è che fare il fotografo mi permette di vivere senza lavorare
-in che senso?
-lasciamo stare va,magari un altra volta ti spiego.
-ti sei sposato? hai figli?
-non ricordi che ero contrario a entrambe le cose? beh,sono rimasto sempre della stessa idea
tu marito e figli?
-si due..sposata due volte ma ho un figlio solo ( e ride)
-che fortuna pensa fosse accaduto il contrario...
-haha (che cazz c'era da ridere? mica era una battuta!)
a questo punto avevo esaurito tutto quello che potevo dire per cui era mia intenzione fare il rituale saluto con l'aggiunta del classico, ci rivediamo prima o poi, e invece...
-dai perchè non ci vediamo una sera di queste e ci raccontiamo un pò di cose?
(ma non avrei dovuto dirla io questa frase? che fai mi freghi il ruolo?!!)
-perché no? tilascio il numero cosi rimaniamo in contatto (lo ammetto, fisicamente era la bomba di sempre,un pensierino su una rentrée per rinverdire ce lo avevo fatto)
dopo 10 minuti già avevo messo nel dimenticatoio l'incontro,ma la sera dopo squilla il telefono e il numero non lo conosco,t'oh è lei..
-Ciao come va? hai da fare questa sera? mio marito è andato in puglia dai suoceri e si è portato mio figlio,sono sola e non mi va di passare la serata guardando la televisione.
secondo voi potevo dirgli di no? in quel preciso momento ho realizzato che con lei non mi era mai piaciuto più di tanto e che l'idea di fare il dildo in carne ed ossa mi attirava meno che passare una serata spadellando in cucina e smadonnando contro il destino baro...
-veramente ho un appuntamento che non posso rinviare,adesso devo lasciarti ma non preoccuparti, la prossima magari chiamo io..clic
-una vita..oh, ma tu sei sempre identica il tempo per te non passa mai.
Già dall'incìpit avrei dovuto fermarmi lì e passare oltre,ma della serie voglio proprio vedere dove andiamo a finire......
-che fai di bello adesso?
-quello che facevo prima,il fotografo
-ma davvero?
-ti sembra cosi strano? le mie foto fanno cosi schifo?
-ma no, è che ho sentito che facevi altro e ho pensato che avessi cambiato lavoro
-in effetti il lavoro l'ho cambiato spesso,è che fare il fotografo mi permette di vivere senza lavorare
-in che senso?
-lasciamo stare va,magari un altra volta ti spiego.
-ti sei sposato? hai figli?
-non ricordi che ero contrario a entrambe le cose? beh,sono rimasto sempre della stessa idea
tu marito e figli?
-si due..sposata due volte ma ho un figlio solo ( e ride)
-che fortuna pensa fosse accaduto il contrario...
-haha (che cazz c'era da ridere? mica era una battuta!)
a questo punto avevo esaurito tutto quello che potevo dire per cui era mia intenzione fare il rituale saluto con l'aggiunta del classico, ci rivediamo prima o poi, e invece...
-dai perchè non ci vediamo una sera di queste e ci raccontiamo un pò di cose?
(ma non avrei dovuto dirla io questa frase? che fai mi freghi il ruolo?!!)
-perché no? tilascio il numero cosi rimaniamo in contatto (lo ammetto, fisicamente era la bomba di sempre,un pensierino su una rentrée per rinverdire ce lo avevo fatto)
dopo 10 minuti già avevo messo nel dimenticatoio l'incontro,ma la sera dopo squilla il telefono e il numero non lo conosco,t'oh è lei..
-Ciao come va? hai da fare questa sera? mio marito è andato in puglia dai suoceri e si è portato mio figlio,sono sola e non mi va di passare la serata guardando la televisione.
secondo voi potevo dirgli di no? in quel preciso momento ho realizzato che con lei non mi era mai piaciuto più di tanto e che l'idea di fare il dildo in carne ed ossa mi attirava meno che passare una serata spadellando in cucina e smadonnando contro il destino baro...
-veramente ho un appuntamento che non posso rinviare,adesso devo lasciarti ma non preoccuparti, la prossima magari chiamo io..clic
lunedì 2 marzo 2015
illuminazione in studio- Le Luci base
Luce fondamentale (o principale)
E' la sorgente luminosa che caratterizza l'intera immagine.Il più delle volte corrisponde con la luce di maggior intensità, e a volte può essere l'unica luce esistente.
Anche se esistono casi in cui può essere utile comportarsi in maniera anticonformista,è bene che la luce fondamentale giunga sul soggetto con una inclinazione compresa tra i 40 e i 60 gradi.
La regola non è un astrazione gratuita: è infatti entro tale angolazione che proviene per la maggior parte delle ore diurne la luce del Sole, ed è su questo angolo che viene percepita la maggior naturalezza nella luce utilizzata.
Una vecchia regola semplice della pratica recita che, per essere sicuri della naturalezza della luce principale,il riflesso che la lampada genera negli occhi del soggetto deve corrispondere alla posizione della lancetta corta di un orologio che segni le ore undici,oppure l'una (supponendo l'iride come se fosse il quadrante dell'orologio).
La lucefondamentale caratterizza l'immagine nel suo insieme; indipendentemente dalle schiarite usate in seguito,una luce principale puntiforme esalta le rughe di espressione ma anche i difetti della pelle,mentre l'inverso è causato dalla luce diffusa.
L'angolo di inclinazione medio (45-50°) dovrà essere abbassato quando il soggetto presenti occhi incassati,fossette sul mento,zigomi sporgenti che si vogliono nascondere.
Per valutare l'effetto generale della luce principale è bene osservarne preventivamente le conseguenze sul volto ritratto mantenendo spente tutte le altre luci.
E' la sorgente luminosa che caratterizza l'intera immagine.Il più delle volte corrisponde con la luce di maggior intensità, e a volte può essere l'unica luce esistente.
Anche se esistono casi in cui può essere utile comportarsi in maniera anticonformista,è bene che la luce fondamentale giunga sul soggetto con una inclinazione compresa tra i 40 e i 60 gradi.
La regola non è un astrazione gratuita: è infatti entro tale angolazione che proviene per la maggior parte delle ore diurne la luce del Sole, ed è su questo angolo che viene percepita la maggior naturalezza nella luce utilizzata.
Una vecchia regola semplice della pratica recita che, per essere sicuri della naturalezza della luce principale,il riflesso che la lampada genera negli occhi del soggetto deve corrispondere alla posizione della lancetta corta di un orologio che segni le ore undici,oppure l'una (supponendo l'iride come se fosse il quadrante dell'orologio).
La lucefondamentale caratterizza l'immagine nel suo insieme; indipendentemente dalle schiarite usate in seguito,una luce principale puntiforme esalta le rughe di espressione ma anche i difetti della pelle,mentre l'inverso è causato dalla luce diffusa.
L'angolo di inclinazione medio (45-50°) dovrà essere abbassato quando il soggetto presenti occhi incassati,fossette sul mento,zigomi sporgenti che si vogliono nascondere.
Per valutare l'effetto generale della luce principale è bene osservarne preventivamente le conseguenze sul volto ritratto mantenendo spente tutte le altre luci.
venerdì 13 febbraio 2015
sull'idea di destino di Tiziano Terzani
Ho acquistato il libro di memorie di Terzani (un'idea di destino) edito da Longanesi nel 2014, perché ne avevo sentito parlare bene e perché il personaggio Tiziano Terzani a modo suo mi ha sempre affascinato.
Il libro l'ho trovato interessante e di piacevole lettura , l'uomo Terzani alla fine mi è risultato molto simile alla tipologia dell'uomo bianco e confuso che si incontra in certe zone dell'asia,incastrato tra cianfrusaglie pseudofilosofeggianti e guru da quattro soldi, attratti da un estetica del pensiero di cui non si conosce ne si cercano le radici, e che lui tanto criticava,se non addirittura disprezzava. Ha un approccio molto contraddittorio con tutte le cose della vita,un idealista in cerca di conferme che aprioristicamente da per impossibili da trovare.Onesto nel descriversi e descrivere le cose e le persone che incontra (descrive la Fallaci in modo preciso usando poche parole),anche se molto superficialmente descrive i rapporti con i componenti della sua famiglia, cosa che per chi legge il libro, più che voluta sembra proprio superficiale nel modo in cui la vive e la sente.La presenza della moglie è una specie di feticcio in cui rifugiarsi nei suoi tentennamenti esistenziali per poi immediatamente allontanarsene perché la trova lontana dalla sua vita(mai si domanda come vive la situazione e cosa pensa realmente del loro rapporto), ne più ne meno dei posti in cui si ferma e fugge in continuazione.La figlia sembra essere una specie di ectoplasma mentre il figlio sembra sentirlo più vicino ma non è che gli dedichi poi il tempo e i pensieri che un qualsiasi padre di norma dedica ai propri.Anche amici,colleghi e punti di riferimento vari,li trova interessanti e frequentabili solo quando lo incensano o in qualche modo trova affini o utili.L'ipocrisia nei suoi comportamenti si trova a quintalate,è anche vanitoso e piacione (nel senso che gli piace piacere),nel tempo trasforma il proprio look fino a mostrasi in divisa da guru indiano,pur criticando negli altri il suo stesso atteggiamento.Ha la capacità di non farsi trasportare fino in fondo dalle sue paranoie,alla fine sembra sempre trovare il guizzo che lo riporta con i piedi sulla terra e in questo modo riesce a non perdersi del tutto. La parte che mi affascina è l'estrema inquietudine e insoddisfazione che ovunque e sempre si porta dentro e che lo porta a esplorare le zone di se che apparentemente sente più limitanti, la sua dimensione di uomo non ne esce bene,sicuramente non avrei voluto un padre o un marito/moglie che gli somigliasse,anche come amico non credo che lo avrei apprezzato gran che, un buon conoscente con cui ritrovarsi intorno a un fuoco acceso nelle fredde e noiose serate invernali con cui scambiare chiacchiere raccontare storie, questo si.Come lui stesso più volte dice,non è,non si sente e non vuole essere un punto di riferimento per nessuno (anche se in fondo in fondo l'idea non gli dispiace affatto),però è utile e interessante da leggere,perché attraverso di lui si riescono a vedere i limiti dell'uomo moderno e descrive con lucida capacità,momenti e personaggi che sono nella storia di tutti noi.
Il libro l'ho trovato interessante e di piacevole lettura , l'uomo Terzani alla fine mi è risultato molto simile alla tipologia dell'uomo bianco e confuso che si incontra in certe zone dell'asia,incastrato tra cianfrusaglie pseudofilosofeggianti e guru da quattro soldi, attratti da un estetica del pensiero di cui non si conosce ne si cercano le radici, e che lui tanto criticava,se non addirittura disprezzava. Ha un approccio molto contraddittorio con tutte le cose della vita,un idealista in cerca di conferme che aprioristicamente da per impossibili da trovare.Onesto nel descriversi e descrivere le cose e le persone che incontra (descrive la Fallaci in modo preciso usando poche parole),anche se molto superficialmente descrive i rapporti con i componenti della sua famiglia, cosa che per chi legge il libro, più che voluta sembra proprio superficiale nel modo in cui la vive e la sente.La presenza della moglie è una specie di feticcio in cui rifugiarsi nei suoi tentennamenti esistenziali per poi immediatamente allontanarsene perché la trova lontana dalla sua vita(mai si domanda come vive la situazione e cosa pensa realmente del loro rapporto), ne più ne meno dei posti in cui si ferma e fugge in continuazione.La figlia sembra essere una specie di ectoplasma mentre il figlio sembra sentirlo più vicino ma non è che gli dedichi poi il tempo e i pensieri che un qualsiasi padre di norma dedica ai propri.Anche amici,colleghi e punti di riferimento vari,li trova interessanti e frequentabili solo quando lo incensano o in qualche modo trova affini o utili.L'ipocrisia nei suoi comportamenti si trova a quintalate,è anche vanitoso e piacione (nel senso che gli piace piacere),nel tempo trasforma il proprio look fino a mostrasi in divisa da guru indiano,pur criticando negli altri il suo stesso atteggiamento.Ha la capacità di non farsi trasportare fino in fondo dalle sue paranoie,alla fine sembra sempre trovare il guizzo che lo riporta con i piedi sulla terra e in questo modo riesce a non perdersi del tutto. La parte che mi affascina è l'estrema inquietudine e insoddisfazione che ovunque e sempre si porta dentro e che lo porta a esplorare le zone di se che apparentemente sente più limitanti, la sua dimensione di uomo non ne esce bene,sicuramente non avrei voluto un padre o un marito/moglie che gli somigliasse,anche come amico non credo che lo avrei apprezzato gran che, un buon conoscente con cui ritrovarsi intorno a un fuoco acceso nelle fredde e noiose serate invernali con cui scambiare chiacchiere raccontare storie, questo si.Come lui stesso più volte dice,non è,non si sente e non vuole essere un punto di riferimento per nessuno (anche se in fondo in fondo l'idea non gli dispiace affatto),però è utile e interessante da leggere,perché attraverso di lui si riescono a vedere i limiti dell'uomo moderno e descrive con lucida capacità,momenti e personaggi che sono nella storia di tutti noi.
martedì 10 febbraio 2015
autorefenzialità e il senso della realtà perduta
Mi capita spesso di riflettere sul cosa e come la gente si posiziona nello scacchiere della varia e avariata umanità.
Ho la sensazione che è rara la coscienza esatta della propria dimensione nei vari meandri che la stessa di volta in volta occupa, ma tra i tanti, chi più sembra non avere il senso del reale è chi si ritiene artista.Già sul significato della parola la confusione è tanta,basta fare due scarabocchi su un foglio di carta, digitale o meno, per esserlo? pigiare una o più dita su una tastiera,praticare per hobby una delle infinite attività della "supposta" (il doppio senso mai cadde così a fagiuolo) attività artistica, basta per definirsi tali? se non è così,quando è leggittimo sentirsi a pieno titolo un artista? quando si riesce a esporre i propri lavori senza cavare un cent dalle proprie tasche? dipende dal prestigio della location? dal prestigio di chi incensa quello che vede? la nomina deve venire assegnata come un cavalierato del 400, dal critico paraculo e ammanicato armato di lama e albarda? ma sopratutto se per attirare l'attenzione sul proprio operato bisogna coinvolgere parenti e amici o nessuno ti si in...hem,nessuno ti fila, si è artisti allo stesso modo del tale che ha esposto un gregge di pecore in una sala vuota durante una delle edizioni della Biennale di Venezia? Quando si trova qualcuno disposto a pagare per avere un pezzo della propria opera nella sua magione?ma anche giunone,luglione,agostone..fate a scelta ecco.
Mettiamo il caso del sedicente artista che si veste come tale,non sapete come si veste un artista??!! ma come sarebbe???,si veste e atteggia da artista no! altrimenti come cacchio si fa a riconoscere la differenza tra lui e un qualsiasi altro normodotato? (opssss..in questo caso il doppio senso non è quasi voluto), che parla come tale,vive come tale.In genere questo significa che campa di rendita o si sostiene lavorando nello stesso modo in cui fanno i non artisti, più semplicemente significa che già all'origine c'è una scrematura sostanziale, tra chi può permettersi di esserlo e chi no. In genere nella prima categoria sono compresi sia i geni che i coglioni,che ovviamente non sono tali per il semplice fatto che possono permetterselo,e nella seconda? pure....con la sottile differenza in rapporto ai primi, che loro non possono permetterselo.
L'archistar con il farfallino su una improbabile camicia color ciclamino marcio, che indossa pantaloni rubati a un clown da circo e scarpe a punta come neppure Ciro o Assasino di formiche oserebbe indossare, è già solo per queste caratteristiche un artista.Immaginate lo stesso, vestito come un umile mortale,con più debiti in banca che capelli in testa,senza commesse di lavoro( oh, i doppi sensi non sono ammessi,sessista!!),che bighellona tra un ufficio ,rimediato smantellando la camera del dipartito nonno, e l'ufficio tecnico del comune di Foppolitino alto, nella speranza che qualcuno lo noti e gli commissioni un progetto qualsiasi anche per il rinnovamento della porcilaia, VOI, si dico proprio a voi,in che categoria inserireste l'uno e in quale l'altro?
No,non sono un veggente,è che vi conosco anche se non vi conosco.
In ogni paesello risiedono più scrittori che galline,più pittori che pietre,più scultori che sculture(hem,non trovavo la parola giusta!),non vi sembra esagerato un numero così alto di artisti? e vogliamo dimenticare lo zampognaro della banda cittadina che si fa crescere la mosca sotto il labbro come Dizzie Gillespie,perchè così anche lui verrà percepito come un "vero" musicista,ce lo vogliamo dimenticare!? eh!?eh!?eh!?
In sintesi la mia percezione dello stato dell'arte in questo paese è deprimente,preferirei vivere in un luogo dove i lettori siano in numero enormemente maggiore degli scrittori,dove i pittori siano molto minori di chi per hobby si diverte a imbrattare tele,e SOPRATTUTTO dove per legge venga vietato scrivere sul proprio profilo di FB la parola "Art Photographer" se in realtà sei un commesso dell'Ikea, un Geometra confuso o una ragazzina che fa le labbra a culo di gallina davanti al proprio smartphone pensando di essere figa e alla moda perchè la stessa cosa la fanno le varie veline della tv.
Ecco alla fine l'ho detto,mica ci voleva poi tanto... :P
PS. in realtà volevo scrivere tutt'altro ma sono pigro e quando mi sono reso conto che ci voleva troppo tempo ho svincolato.
Ho la sensazione che è rara la coscienza esatta della propria dimensione nei vari meandri che la stessa di volta in volta occupa, ma tra i tanti, chi più sembra non avere il senso del reale è chi si ritiene artista.Già sul significato della parola la confusione è tanta,basta fare due scarabocchi su un foglio di carta, digitale o meno, per esserlo? pigiare una o più dita su una tastiera,praticare per hobby una delle infinite attività della "supposta" (il doppio senso mai cadde così a fagiuolo) attività artistica, basta per definirsi tali? se non è così,quando è leggittimo sentirsi a pieno titolo un artista? quando si riesce a esporre i propri lavori senza cavare un cent dalle proprie tasche? dipende dal prestigio della location? dal prestigio di chi incensa quello che vede? la nomina deve venire assegnata come un cavalierato del 400, dal critico paraculo e ammanicato armato di lama e albarda? ma sopratutto se per attirare l'attenzione sul proprio operato bisogna coinvolgere parenti e amici o nessuno ti si in...hem,nessuno ti fila, si è artisti allo stesso modo del tale che ha esposto un gregge di pecore in una sala vuota durante una delle edizioni della Biennale di Venezia? Quando si trova qualcuno disposto a pagare per avere un pezzo della propria opera nella sua magione?ma anche giunone,luglione,agostone..fate a scelta ecco.
Mettiamo il caso del sedicente artista che si veste come tale,non sapete come si veste un artista??!! ma come sarebbe???,si veste e atteggia da artista no! altrimenti come cacchio si fa a riconoscere la differenza tra lui e un qualsiasi altro normodotato? (opssss..in questo caso il doppio senso non è quasi voluto), che parla come tale,vive come tale.In genere questo significa che campa di rendita o si sostiene lavorando nello stesso modo in cui fanno i non artisti, più semplicemente significa che già all'origine c'è una scrematura sostanziale, tra chi può permettersi di esserlo e chi no. In genere nella prima categoria sono compresi sia i geni che i coglioni,che ovviamente non sono tali per il semplice fatto che possono permetterselo,e nella seconda? pure....con la sottile differenza in rapporto ai primi, che loro non possono permetterselo.
L'archistar con il farfallino su una improbabile camicia color ciclamino marcio, che indossa pantaloni rubati a un clown da circo e scarpe a punta come neppure Ciro o Assasino di formiche oserebbe indossare, è già solo per queste caratteristiche un artista.Immaginate lo stesso, vestito come un umile mortale,con più debiti in banca che capelli in testa,senza commesse di lavoro( oh, i doppi sensi non sono ammessi,sessista!!),che bighellona tra un ufficio ,rimediato smantellando la camera del dipartito nonno, e l'ufficio tecnico del comune di Foppolitino alto, nella speranza che qualcuno lo noti e gli commissioni un progetto qualsiasi anche per il rinnovamento della porcilaia, VOI, si dico proprio a voi,in che categoria inserireste l'uno e in quale l'altro?
No,non sono un veggente,è che vi conosco anche se non vi conosco.
In ogni paesello risiedono più scrittori che galline,più pittori che pietre,più scultori che sculture(hem,non trovavo la parola giusta!),non vi sembra esagerato un numero così alto di artisti? e vogliamo dimenticare lo zampognaro della banda cittadina che si fa crescere la mosca sotto il labbro come Dizzie Gillespie,perchè così anche lui verrà percepito come un "vero" musicista,ce lo vogliamo dimenticare!? eh!?eh!?eh!?
In sintesi la mia percezione dello stato dell'arte in questo paese è deprimente,preferirei vivere in un luogo dove i lettori siano in numero enormemente maggiore degli scrittori,dove i pittori siano molto minori di chi per hobby si diverte a imbrattare tele,e SOPRATTUTTO dove per legge venga vietato scrivere sul proprio profilo di FB la parola "Art Photographer" se in realtà sei un commesso dell'Ikea, un Geometra confuso o una ragazzina che fa le labbra a culo di gallina davanti al proprio smartphone pensando di essere figa e alla moda perchè la stessa cosa la fanno le varie veline della tv.
Ecco alla fine l'ho detto,mica ci voleva poi tanto... :P
PS. in realtà volevo scrivere tutt'altro ma sono pigro e quando mi sono reso conto che ci voleva troppo tempo ho svincolato.
La "mia" macchina fotografica ideale
Perché scrivo questo post? perché penso che nella mia situazione si trovino moltissimi fotografi professionisti e non, e anche per rispondere ai tanti che mi chiedono un consiglio sul modello di macchina che dovrebbero acquistare.
Dato per scontato che non esiste e,fino a qualche tempo fà (per intenderci prima dello sviluppo della fotografia digitale), avrei detto che mai esisterà, una macchina fotografica perfetta per ogni tipologia di fotografia e di fotografi,perchè i bisogni degli uni contrastano con quelli degli altri.
Indirizzo questo post alle case produttrici di apparecchi fotografici sperando che si impietosiscano davanti alle mie speranze, e non solo costruiscano la macchina con le caratteristiche che sto per elencare ma che una volta costruita me ne regalino almeno un esemplare per ringraziarmi della drittta ( oh,visto mai che...).
Sono un ritrattista che fotografa spesso in ambienti chiusi, poco luminosi e in cui il rumore (anche fievole) dei movimenti meccanici dell'apparecchio fotografico non è ammesso (vedi il movimento dello specchio delle reflex), mi dedico anche alla street ,alla fotografia di viaggio a quella in studio ecc. Quindi la macchina fotografica dovrebbe avere queste caratteristiche:
1) Dimensioni ridotte,da essere portata in tasca senza eccessivi problemi.
2)Tropicalizzata,quindi resistente agli agenti atmosferici.
3) Esente da problemi di deposito di polvere sul sensore.
4)Sensore con gamma tonale molto estesa su sensibilità iso da 50 a 12.800
5)Assenza di grana anche nelle sensibilità più alte
6) Otturatore garantito almeno per 1.000.000 di scatti
7) Velocità di scatto da 5 minuti a 1/8000 s
8) Assenza dello specchio e quindi del pentaprisma
9)Mirino con copertura 100% senza punti cechi e problemi di parallasse nelle distanze
ravvicinate e nelle riprese macro
10)Flash (se proprio deve esserci,io non ne faccio uso) incorporato di almeno 35 ng di potenza
11)Baionetta con attacco universale.Essere costretti a dipendere dalla qualità,tipologia e prezzi,
degli obiettivi del costruttore della macchina è frustrante, oltre che assai limitante.Se chi
costruisce gli obiettivi non avesse più l'obbligo di rinunciare all'ottimizzazione della costruzione
per via della presenza (e quindi distanza obbligata dal piano pellicola/sensore) dello specchio
sarebbe un giovamento per la resa qualitativa degli obiettivi non indifferente.
12)Display movibile e orientabile sul dorso della macchina, robusto e di ottima qualità.
13)Presa per cavetto sincro sui lati del corpo macchina
14)Filettatura per cavetto sul pulsante di scatto
15)Disposizione dei vari comandi (sopratutto sul dorso macchina) comodi e facili da trovare anche
per chi ha le mani piccole
16) Batterie di lunga durata (almeno 2000 scatti con tutto l'ambaradam acceso).
17) Esposimetro con lettura spot (la cui ampienza può essere scelta dal fotografo) e semispot(idem
come per lo spot), il multizona ve lo potete tenere.Sarebbe cosa assai gradita se misurasse anche
la luce riflessa da flash esterno
18) Assenza dei vari programmi e programmini inventati per chi usa la macchina come fosse un
telefonino e totalmente inutili.
19) Funzione geocolizzazione gps di serie
20) Trasmissione dati e immagini WIFI di serie
21)Allaccio degli accessori tramite Bluetooth
22)Attacco filettato per cavalletto, ottonato
Dato per scontato che non esiste e,fino a qualche tempo fà (per intenderci prima dello sviluppo della fotografia digitale), avrei detto che mai esisterà, una macchina fotografica perfetta per ogni tipologia di fotografia e di fotografi,perchè i bisogni degli uni contrastano con quelli degli altri.
Indirizzo questo post alle case produttrici di apparecchi fotografici sperando che si impietosiscano davanti alle mie speranze, e non solo costruiscano la macchina con le caratteristiche che sto per elencare ma che una volta costruita me ne regalino almeno un esemplare per ringraziarmi della drittta ( oh,visto mai che...).
Sono un ritrattista che fotografa spesso in ambienti chiusi, poco luminosi e in cui il rumore (anche fievole) dei movimenti meccanici dell'apparecchio fotografico non è ammesso (vedi il movimento dello specchio delle reflex), mi dedico anche alla street ,alla fotografia di viaggio a quella in studio ecc. Quindi la macchina fotografica dovrebbe avere queste caratteristiche:
1) Dimensioni ridotte,da essere portata in tasca senza eccessivi problemi.
2)Tropicalizzata,quindi resistente agli agenti atmosferici.
3) Esente da problemi di deposito di polvere sul sensore.
4)Sensore con gamma tonale molto estesa su sensibilità iso da 50 a 12.800
5)Assenza di grana anche nelle sensibilità più alte
6) Otturatore garantito almeno per 1.000.000 di scatti
7) Velocità di scatto da 5 minuti a 1/8000 s
8) Assenza dello specchio e quindi del pentaprisma
9)Mirino con copertura 100% senza punti cechi e problemi di parallasse nelle distanze
ravvicinate e nelle riprese macro
10)Flash (se proprio deve esserci,io non ne faccio uso) incorporato di almeno 35 ng di potenza
11)Baionetta con attacco universale.Essere costretti a dipendere dalla qualità,tipologia e prezzi,
degli obiettivi del costruttore della macchina è frustrante, oltre che assai limitante.Se chi
costruisce gli obiettivi non avesse più l'obbligo di rinunciare all'ottimizzazione della costruzione
per via della presenza (e quindi distanza obbligata dal piano pellicola/sensore) dello specchio
sarebbe un giovamento per la resa qualitativa degli obiettivi non indifferente.
12)Display movibile e orientabile sul dorso della macchina, robusto e di ottima qualità.
13)Presa per cavetto sincro sui lati del corpo macchina
14)Filettatura per cavetto sul pulsante di scatto
15)Disposizione dei vari comandi (sopratutto sul dorso macchina) comodi e facili da trovare anche
per chi ha le mani piccole
16) Batterie di lunga durata (almeno 2000 scatti con tutto l'ambaradam acceso).
17) Esposimetro con lettura spot (la cui ampienza può essere scelta dal fotografo) e semispot(idem
come per lo spot), il multizona ve lo potete tenere.Sarebbe cosa assai gradita se misurasse anche
la luce riflessa da flash esterno
18) Assenza dei vari programmi e programmini inventati per chi usa la macchina come fosse un
telefonino e totalmente inutili.
19) Funzione geocolizzazione gps di serie
20) Trasmissione dati e immagini WIFI di serie
21)Allaccio degli accessori tramite Bluetooth
22)Attacco filettato per cavalletto, ottonato
martedì 6 gennaio 2015
giovedì 1 gennaio 2015
lunedì 22 dicembre 2014
discorso semiserio sul tema, "come si fa" .
Ogni tanto qualcuno mi domanda, come ho fatto a fare quella foto, ottenere quella luce.., ecc
e non sò mai che risposta dare ( a parte ribadire il concetto che quello che riesco a produrre,quando mi va di lusso, è poco più che mediocre).
In teoria potrei rispondere con l'elencazione dei dati tecnici, ma non sarebbe la risposta giusta e tanto meno quella onesta.
In realtà per ottenere quella foto,c'è bisogno di essere fatti in quel certo modo,cioè avere lo stesso identico vissuto di chi fotografa , e non credo che questo basti,dato che la fotografia nasce dall'interazione che "in quel momento" si crea tra il soggetto (o la cosa) fotografato e chi fotografa.
Quando scherzando dico, che a 12 anni bisognerebbe avere letto tutti i libri di Salgari,Bulgakov e l'intera collezione originale di Flash Gordon,in realtà dico una parte di verità.
La visione che in un certo momento si crea nella mente dell'autore è frutto dell'intera vita dello stesso,e è cosa praticamente impossibile, che possano esistere due vite identiche.
Quindi, in pratica che bisogna fare per riuscire a fare le foto che fà Sebastiao Salgado?
semplicemente bisogna essere Sebastiao Salgado.
La capacità di gestione tecnica delle macchine fotografiche e del set, è solo un dettaglio, di norma il meno importante. Tutti possono imparare abbastanza facilmente a gestire la tecnica ma la differenza la fà tutto il resto.
E "per tutto il resto" cosa si intende? si intende personalità,sensibilità,cultura,capacità o incapacità di interazione,creatività ecc. cosa spiacevole da dire,ma che certamente non è tra le cose meno importanti è possedere una buona salute; che ci permetta di poterci spostare,nei luoghi,tempi e orari, (spesso impossibili),in cui quella cosa accade,quella luce è presente, e così via.
Avere denaro (non poco) è condizione necessaria perchè queste cose possano avvenire. Non è un caso che "quasi" tutti i grandi fotografi appartenessero a un ceto sociale agiato. Senza denaro,tempo a disposizione e salute,dimenticatevi la carriera da grande fotografo, a meno che non abbiate la fortuna di appartenere alla esigua categoria dei geni.
Di foto perfette sotto il dettaglio tecnico ce ne sono moltissime, di buone foto ce ne sono molte meno,di foto eccezionali ce ne sono pocchissime,le foto originali sono rarissime.
Con le nuove tecnologie tutti,in qualche modo, possono fare foto,anche senza sapere una cippa di tecnica, infatti se ne fanno miliardi ogni giorno,ma la tecnologia non ti fà diventare un fotografo, per riuscirci bisogna essere...
e non sò mai che risposta dare ( a parte ribadire il concetto che quello che riesco a produrre,quando mi va di lusso, è poco più che mediocre).
In teoria potrei rispondere con l'elencazione dei dati tecnici, ma non sarebbe la risposta giusta e tanto meno quella onesta.
In realtà per ottenere quella foto,c'è bisogno di essere fatti in quel certo modo,cioè avere lo stesso identico vissuto di chi fotografa , e non credo che questo basti,dato che la fotografia nasce dall'interazione che "in quel momento" si crea tra il soggetto (o la cosa) fotografato e chi fotografa.
Quando scherzando dico, che a 12 anni bisognerebbe avere letto tutti i libri di Salgari,Bulgakov e l'intera collezione originale di Flash Gordon,in realtà dico una parte di verità.
La visione che in un certo momento si crea nella mente dell'autore è frutto dell'intera vita dello stesso,e è cosa praticamente impossibile, che possano esistere due vite identiche.
Quindi, in pratica che bisogna fare per riuscire a fare le foto che fà Sebastiao Salgado?
semplicemente bisogna essere Sebastiao Salgado.
La capacità di gestione tecnica delle macchine fotografiche e del set, è solo un dettaglio, di norma il meno importante. Tutti possono imparare abbastanza facilmente a gestire la tecnica ma la differenza la fà tutto il resto.
E "per tutto il resto" cosa si intende? si intende personalità,sensibilità,cultura,capacità o incapacità di interazione,creatività ecc. cosa spiacevole da dire,ma che certamente non è tra le cose meno importanti è possedere una buona salute; che ci permetta di poterci spostare,nei luoghi,tempi e orari, (spesso impossibili),in cui quella cosa accade,quella luce è presente, e così via.
Avere denaro (non poco) è condizione necessaria perchè queste cose possano avvenire. Non è un caso che "quasi" tutti i grandi fotografi appartenessero a un ceto sociale agiato. Senza denaro,tempo a disposizione e salute,dimenticatevi la carriera da grande fotografo, a meno che non abbiate la fortuna di appartenere alla esigua categoria dei geni.
Di foto perfette sotto il dettaglio tecnico ce ne sono moltissime, di buone foto ce ne sono molte meno,di foto eccezionali ce ne sono pocchissime,le foto originali sono rarissime.
Con le nuove tecnologie tutti,in qualche modo, possono fare foto,anche senza sapere una cippa di tecnica, infatti se ne fanno miliardi ogni giorno,ma la tecnologia non ti fà diventare un fotografo, per riuscirci bisogna essere...
fotografia e matematica (diaframma)
Calcolo per ottenere l'apertura necessaria del diaframma,per avere profondità di campo dall'infinito a una distanza data.
apertura del diaframma F²
──
IxC
* I=iperfocale
*C= circolo di confusione 0,25mm
iperfocale F²
──
ƒx C
il campo visivo
Inostri occhi tendono a vedere il mondo come un ovale orizzontale con i bordi sfocati, il loro campo visivo è un pò più ampio di quello di un obiettivo da 35mm su di una macchina 24x36.
Lo sguardo valuta la scena che gli sta davanti esplorandone e mettendo a fuoco con continuità, i diversi punti. Per questo motivo una fotografia può apparire deludente se paragonata al soggetto originale: L'obiettivo "vede" solo una scena contenuta in un rettangolo, mentre l'occhio aveva visto intorno al soggetto una serie di immagini leggermente sfumate.
Non lo sapevatelo? dite che non serve sapeverlo? per fare una buona fotografia serve più la cultura generale che la conoscenza dei settaggi della macchina fotografica. (cit. da: Il tipo che non sapeva leggere)
Lo sguardo valuta la scena che gli sta davanti esplorandone e mettendo a fuoco con continuità, i diversi punti. Per questo motivo una fotografia può apparire deludente se paragonata al soggetto originale: L'obiettivo "vede" solo una scena contenuta in un rettangolo, mentre l'occhio aveva visto intorno al soggetto una serie di immagini leggermente sfumate.
Non lo sapevatelo? dite che non serve sapeverlo? per fare una buona fotografia serve più la cultura generale che la conoscenza dei settaggi della macchina fotografica. (cit. da: Il tipo che non sapeva leggere)
giovedì 11 dicembre 2014
fotografia in gergo (parte prima - perché l'altra ancora non si sveglia)
Appiattire: eliminare la sensazione del rilievo di un oggetto o dei dettagli di un soggetto attraverso la riduzione delle ombre.
Calzetta: con questa parola si definisce un pezzo di calza da donna fissato davanti alla lente frontale dell'obiettivo,generalmente con un elastico, al fine di ottenere un effetto flou.
Cerinaro: figura tradizionale romana che identifica il fotografo che si apposta fuori dalle chiese in attesa dell'uscita degli sposi. I cerinari non lavorano su commissione, ma a proprio rischio,mediante il meccanismo della cosidetta tentata vendita. Il matrimonialista ufficiale tollera di buon grado la presenza dello stormo di cerinari, anche perchè in ogni caso, lui ha la giornata di lavoro pagata. Dopo l'assalto, i cerinari si ripresentano al ristorante, dopo un paio di ore circa,per vendere agli invitati le fotografie montate su cartoncini. I fotogrammi dei provini a contatto vengono ritagliati e incollati su scatolette di cerini dati inomaggio ai presenti. Da questa consuetudine nasce il soprannome cerinaro.
Contatti (provini a contatto): i provini a contatto possono essere sia a contatto che in striscia. Nel primo caso il provino si presenta come una stampa di tutte le negative della pellicola riprodotte a grandezza naturale. Nei provini in striscia, invece, i fotogrammi vengono stampati in formato 4,5x7 cm circa, su un rotolo di carta fotosensibile.
Esplosione (zoom): particolare effetto di mosso radiale che si ottiene variando la focale di uno zoom durante l'esposizione. I migliori effetti si ottengono impiegando un tempo relativamente lungo (sotto 1/30 di sec) con la fotocamera posta sul cavalletto.
Flarata: immagine caratterizzata da flare, ossia dagli effetti di una riflessione interna alla fotocamera o all'obiettivo. In una fotografia flarata, la luce in macchina ha influito negativamente sull'immagine finale.
ps: nella moderna post produzione, viene usato un effetto che ne riproduce gli effetti estetici
Forcella (fare): modo di esporre la pellicola che comporta lo scatto di un certo numero di fotogrammi(bracketing,tradotto dall'inglese), di cui uno esposto secondo le indicazioni esposimetriche, e gli altri con una certa percentuale di sovra e sottoesposizione. In genere si usa questa tecnica quando non si è sicuri della corretta riproduzione dei contrasti e non si vogliono avere brutte sorprese dopo lo sviluppo.
Impallare (dettagli): quando si fotografano soggetti posti su piani diversi può accadere che l'oggetto posto più lontano dalla fotocamera venga parzialmente coperto o comunque non sia perfettamente visibile a causa della sovrapposizione con un elemento in primo piano. In questo caso, i fotografi del centro Italia dicono che l'elemento in secondo piano viene "impallato" da quello più vicino all'obiettivo.
Impastati (dettagli): una foto sfocata, poco incisa oppure vibrata. Quando ad esempio l'immagine del soggetto si muove sulla pellicola durante l'esposizione, tutti i punti che la compongono vengono trasformati in tante linee. Dalla sovrapposizione di esse i colori e i dettagli vengono mescolati (impastati).
Intontiti (colori): immagine tipografica riprodotta con colori non particolarmente brillanti. Il termine è squisitamente romano e deriva dalla parola "tonto", ossia persona poco brillante.
Luce di taglio: con questo termine, molto diffuso, si indica la luce prodotta da una sorgente di luce posta in modo molto angolato rispetto al soggetto e che crea un effetto di luce radente.
Luce in macchina: quando i raggi di luce colpiscono direttamente la superficie dell'obiettivo possono creare riflessioni tra le lenti che possono influire negativamente sulla nitidezza dell'immagine. Questi aloni luminosi, interni alla macchina fotografica e in gergo si definiscono luce in macchina.
Ps: anche questo "difetto" nella moderna post produzione viene usato come moderno effetto di luce.
Morbido: è un sinonimo di basso contrasto. La parola può essere impiegata per definire una illuminazione che produce ombre sfumate (luce morbida) oppure un obiettivo caratterizzato da una bassa incisione.
Neri densi: la parola stessa è sufficientemente rappresentativa. In termini pittorici si puo intendere il nero denso come un colore puro, non mescolato con altri oppure non diluito in acqua.
Non montati!: è una indicazione da dare al tecnico del laboratorio, quando non si vuole che un rullo di diapositive venga consegnato con i fotogrammi montati nei telaietti. Le pellicole non montate a loro volta possono essere riconsegnate "...in striscia", ossia in un rocchetto arrotolato, sia "...non montate ma tagliate", cioè con la striscia di pellicola tagliata a segmenti di sei fotogrammi da inserire poi all'interno di un raccoglitore trasparente.
Ombra tappata, o chiusa: si definisce ombra tappata una zona non illuminata direttamente nella quale non sono visibili i dettagli del soggetto. In un'ombra tappatai toni sono tanto scuri da oltrepassare il limite di tolleranza della pellicola (ossia la latitudine di posa).
Piatta (foto): in genere si intende un'immagine dove il contrasto di illuminazione tra i vari elementi compositivi è molto basso.
Plasticone: contenitore trasparente dotato di taschine per l'inserimento dei fotogrammi, che consente una facile archiviazione delle diapositive di ogni formato.
Scaricare l'immagine: nella terminologia informatica significa trasferire all'interno del proprio archivio una serie di dati (file) provenienti da altro computer.
Scontornare: significa ritagliare, elettronicamente o con le forbici, i contorni di un oggetto per poi "inserirlo" , ad esempio su uno sfondo diverso.
Sgranata (foto): immagine in cui è chiaramente visibile la grana della pellicola. Quest'ultima può essere considerata sia un difetto che un effetto creativo. Le pellicole più sensibili sono le più sgranate.
ps: nella moderna post produzione viene creata artificialmente tramite filtro.
Sparata: nella fotografia e nella cinematografia, si definisce "sparata", una alta luce violenta e che puo generare difetti nella riproduzione delle immagini. Una sparata in genere è originata da riflessi indesiderati,come uno specchio che riflette in modo imprevisto la potente luce di un flash, generando un antiestetico punto di luce. Una sparata puo essere tanto intensa da generare una zona sovraesposta fino al bianco puro, "bucando" la pellicola.
Spuntinare: significa eliminare dalla superficie della stampa le "ombre" lasciate dalla sporcizia, che in genere si presentano come puntini o peletti bianchi. Il lavoro manuale di foto ritocco ossia la spuntinatura, viene eseguito con un pennello finissimo e dei colori speciali.
Le macchie cerate dalla polvere sui moderni sensori, viene tolta in post produzione mediante i pennelli presenti nei vari programmi....
Sviluppo variato: se la luce è poca e si deve obbligatoriamente fotografare con i tempi di scatto brevi, è possibile "tirare" la pellicola, ossia esporla per un valore di sensibilità superiore.
Quando il rullino verrà consegnato al laboratorio, si dovrà informare il tecnico di modificare convenientemente il tempo di sviluppo.
Test (della pellicola): quando non si è sicuri della corretta esposizione e non si vuole eseguire un bracketing di ogni situazione, molti fotografi richiedono al laboratorio un test di sviluppo.
Il procedimento inizia all'atto della ripresa quando, prima di passare alle pose che costituiscono il servizio vero e proprio, il fotografo scatta cinque o sei fotogrammi identici allo stesso soggetto. Tutto il resto del rullo verrà poi esposto con la medesima coppia tempo diaframma, come avviene spesso lavorando in studio con una illuminazione di intensità fissa.
Al momento dello sviluppo il fotografo dovrà chiedere al laboratorio di tirare fuori dal rocchetto e sviluppare solamente la striscia di pellicola corrispondente più omeno ai 5 fotogrammi iniziali. Attraverso l'analisi dei risultati il fotografo potrà stabilire il modo migliore per sviluppare il resto del rullo oppure eseguire un tiraggio "schiarendo" oppure sottoesponendo il resto del rullo.
Test in coda: è una indicazione supplementare che serve per fare eseguire il test della pellicola sui fotogrammi finali anzichè su quelli posti in testa al rullino
Tiraggio: esporre e sviluppare la pellicola per una sensibilità diversa da quella nominale. Vedi anche la voce sviluppo variato.
Vibrata: immagine leggermente mossa a causa di una vibrazione della fotocamera avvenuta durante lo scatto. Si distingue dall'effetto mosso propriamente detto per essere appena percettibile, ma pur sempre sufficiente a compromettere la nitidezza generale della fotografia.
Calzetta: con questa parola si definisce un pezzo di calza da donna fissato davanti alla lente frontale dell'obiettivo,generalmente con un elastico, al fine di ottenere un effetto flou.
Cerinaro: figura tradizionale romana che identifica il fotografo che si apposta fuori dalle chiese in attesa dell'uscita degli sposi. I cerinari non lavorano su commissione, ma a proprio rischio,mediante il meccanismo della cosidetta tentata vendita. Il matrimonialista ufficiale tollera di buon grado la presenza dello stormo di cerinari, anche perchè in ogni caso, lui ha la giornata di lavoro pagata. Dopo l'assalto, i cerinari si ripresentano al ristorante, dopo un paio di ore circa,per vendere agli invitati le fotografie montate su cartoncini. I fotogrammi dei provini a contatto vengono ritagliati e incollati su scatolette di cerini dati inomaggio ai presenti. Da questa consuetudine nasce il soprannome cerinaro.
Contatti (provini a contatto): i provini a contatto possono essere sia a contatto che in striscia. Nel primo caso il provino si presenta come una stampa di tutte le negative della pellicola riprodotte a grandezza naturale. Nei provini in striscia, invece, i fotogrammi vengono stampati in formato 4,5x7 cm circa, su un rotolo di carta fotosensibile.
Esplosione (zoom): particolare effetto di mosso radiale che si ottiene variando la focale di uno zoom durante l'esposizione. I migliori effetti si ottengono impiegando un tempo relativamente lungo (sotto 1/30 di sec) con la fotocamera posta sul cavalletto.
Flarata: immagine caratterizzata da flare, ossia dagli effetti di una riflessione interna alla fotocamera o all'obiettivo. In una fotografia flarata, la luce in macchina ha influito negativamente sull'immagine finale.
ps: nella moderna post produzione, viene usato un effetto che ne riproduce gli effetti estetici
Forcella (fare): modo di esporre la pellicola che comporta lo scatto di un certo numero di fotogrammi(bracketing,tradotto dall'inglese), di cui uno esposto secondo le indicazioni esposimetriche, e gli altri con una certa percentuale di sovra e sottoesposizione. In genere si usa questa tecnica quando non si è sicuri della corretta riproduzione dei contrasti e non si vogliono avere brutte sorprese dopo lo sviluppo.
Impallare (dettagli): quando si fotografano soggetti posti su piani diversi può accadere che l'oggetto posto più lontano dalla fotocamera venga parzialmente coperto o comunque non sia perfettamente visibile a causa della sovrapposizione con un elemento in primo piano. In questo caso, i fotografi del centro Italia dicono che l'elemento in secondo piano viene "impallato" da quello più vicino all'obiettivo.
Impastati (dettagli): una foto sfocata, poco incisa oppure vibrata. Quando ad esempio l'immagine del soggetto si muove sulla pellicola durante l'esposizione, tutti i punti che la compongono vengono trasformati in tante linee. Dalla sovrapposizione di esse i colori e i dettagli vengono mescolati (impastati).
Intontiti (colori): immagine tipografica riprodotta con colori non particolarmente brillanti. Il termine è squisitamente romano e deriva dalla parola "tonto", ossia persona poco brillante.
Luce di taglio: con questo termine, molto diffuso, si indica la luce prodotta da una sorgente di luce posta in modo molto angolato rispetto al soggetto e che crea un effetto di luce radente.
Luce in macchina: quando i raggi di luce colpiscono direttamente la superficie dell'obiettivo possono creare riflessioni tra le lenti che possono influire negativamente sulla nitidezza dell'immagine. Questi aloni luminosi, interni alla macchina fotografica e in gergo si definiscono luce in macchina.
Ps: anche questo "difetto" nella moderna post produzione viene usato come moderno effetto di luce.
Morbido: è un sinonimo di basso contrasto. La parola può essere impiegata per definire una illuminazione che produce ombre sfumate (luce morbida) oppure un obiettivo caratterizzato da una bassa incisione.
Neri densi: la parola stessa è sufficientemente rappresentativa. In termini pittorici si puo intendere il nero denso come un colore puro, non mescolato con altri oppure non diluito in acqua.
Non montati!: è una indicazione da dare al tecnico del laboratorio, quando non si vuole che un rullo di diapositive venga consegnato con i fotogrammi montati nei telaietti. Le pellicole non montate a loro volta possono essere riconsegnate "...in striscia", ossia in un rocchetto arrotolato, sia "...non montate ma tagliate", cioè con la striscia di pellicola tagliata a segmenti di sei fotogrammi da inserire poi all'interno di un raccoglitore trasparente.
Ombra tappata, o chiusa: si definisce ombra tappata una zona non illuminata direttamente nella quale non sono visibili i dettagli del soggetto. In un'ombra tappatai toni sono tanto scuri da oltrepassare il limite di tolleranza della pellicola (ossia la latitudine di posa).
Piatta (foto): in genere si intende un'immagine dove il contrasto di illuminazione tra i vari elementi compositivi è molto basso.
Plasticone: contenitore trasparente dotato di taschine per l'inserimento dei fotogrammi, che consente una facile archiviazione delle diapositive di ogni formato.
Scaricare l'immagine: nella terminologia informatica significa trasferire all'interno del proprio archivio una serie di dati (file) provenienti da altro computer.
Scontornare: significa ritagliare, elettronicamente o con le forbici, i contorni di un oggetto per poi "inserirlo" , ad esempio su uno sfondo diverso.
Sgranata (foto): immagine in cui è chiaramente visibile la grana della pellicola. Quest'ultima può essere considerata sia un difetto che un effetto creativo. Le pellicole più sensibili sono le più sgranate.
ps: nella moderna post produzione viene creata artificialmente tramite filtro.
Sparata: nella fotografia e nella cinematografia, si definisce "sparata", una alta luce violenta e che puo generare difetti nella riproduzione delle immagini. Una sparata in genere è originata da riflessi indesiderati,come uno specchio che riflette in modo imprevisto la potente luce di un flash, generando un antiestetico punto di luce. Una sparata puo essere tanto intensa da generare una zona sovraesposta fino al bianco puro, "bucando" la pellicola.
Spuntinare: significa eliminare dalla superficie della stampa le "ombre" lasciate dalla sporcizia, che in genere si presentano come puntini o peletti bianchi. Il lavoro manuale di foto ritocco ossia la spuntinatura, viene eseguito con un pennello finissimo e dei colori speciali.
Le macchie cerate dalla polvere sui moderni sensori, viene tolta in post produzione mediante i pennelli presenti nei vari programmi....
Sviluppo variato: se la luce è poca e si deve obbligatoriamente fotografare con i tempi di scatto brevi, è possibile "tirare" la pellicola, ossia esporla per un valore di sensibilità superiore.
Quando il rullino verrà consegnato al laboratorio, si dovrà informare il tecnico di modificare convenientemente il tempo di sviluppo.
Test (della pellicola): quando non si è sicuri della corretta esposizione e non si vuole eseguire un bracketing di ogni situazione, molti fotografi richiedono al laboratorio un test di sviluppo.
Il procedimento inizia all'atto della ripresa quando, prima di passare alle pose che costituiscono il servizio vero e proprio, il fotografo scatta cinque o sei fotogrammi identici allo stesso soggetto. Tutto il resto del rullo verrà poi esposto con la medesima coppia tempo diaframma, come avviene spesso lavorando in studio con una illuminazione di intensità fissa.
Al momento dello sviluppo il fotografo dovrà chiedere al laboratorio di tirare fuori dal rocchetto e sviluppare solamente la striscia di pellicola corrispondente più omeno ai 5 fotogrammi iniziali. Attraverso l'analisi dei risultati il fotografo potrà stabilire il modo migliore per sviluppare il resto del rullo oppure eseguire un tiraggio "schiarendo" oppure sottoesponendo il resto del rullo.
Test in coda: è una indicazione supplementare che serve per fare eseguire il test della pellicola sui fotogrammi finali anzichè su quelli posti in testa al rullino
Tiraggio: esporre e sviluppare la pellicola per una sensibilità diversa da quella nominale. Vedi anche la voce sviluppo variato.
Vibrata: immagine leggermente mossa a causa di una vibrazione della fotocamera avvenuta durante lo scatto. Si distingue dall'effetto mosso propriamente detto per essere appena percettibile, ma pur sempre sufficiente a compromettere la nitidezza generale della fotografia.
martedì 9 dicembre 2014
La Fotografia nel Cinema
LA FOTOGRAFIA CINEMATOGRAFICA
"Io credo che ognuno di noi dia una parte della propria vita quando tenta di scrivere con la luce la storia di un film; proprio come fa l'autore musicale con le note, lo sceneggiatore con le parole, così facciamo noi scrivendo con la luce"
(Vittorio Storaro)
Nel cinema d'autore, il cineasta unico responsabile del processo filmico non di rado firma, oltre alla regia, anche altri incarichi cardine del ciclo produttivo, importanti sia dal punto di vista tecnico che artistico: la produzione ma anche il soggetto, la sceneggiatura, il montaggio, in alcuni casi la musica (Charlie Chaplin e John Carpenter ad esempio) e addirittura l'interpretazione quale protagonista (ancora Charlie Chaplin e Orson Welles soltanto a citarne due!). Il regista autore unico non è poi tanto una rarità, basta che possieda pregevoli capacità espressive e buon potere contrattuale presso i produttori ed ecco che potrà seguire personalmente tutto il ciclo di lavorazione e nelle sue singole sfaccettature, fino al montaggio finale, il director's cut.
Ma se c'è un incarico che di solito non assume personalmente è la fotografia; il responsabile di essa, il direttore della fotografia, è spesso il suo collaboratore più importante, il suo braccio destro. Sostiene Vittorio Storaro tra i più importanti in questa professione e vincitore di tre premi Oscar: "L'autore della fotografia esprime una creatività del tutto personale, che certo si concilia a un'orchestrazione più ampia diretta dal regista, ma che si specifica e connota proprio a partire dalla capacità di un autore d'imprimere nell'opera un tratto del tutto personale ed ideativo" e continua ancora,"Chi decide la composizione dell'immagine? Certo lo spazio è deciso dal regista, certo lo spazio è riempito da quel numero di coautori, come lo scenografo, il costumista, il montatore, l'attore, eccetera, ma chi dà il modo di vedere, credo sia essenzialmente colui che in questo momento chiamiamo direttore della fotografia".Per Federico Fellini "Il film si scrive con la luce" e se lo stile di un autentico cineasta si esprime con la luce, la fotografia di un film allora è la regia della luce!
Il direttore della fotografia è un tecnico altamente specializzato e dotato allo stesso tempo di capacità espressive e qualità artistiche; è nel modo in cui realizza la fotografia che si caratterizza quale artista. Il regista può seguire in prima persona la fotografia usufruendo del responsabile di quest'ultima come tecnico sul campo, oppure la delega completamente ad un direttore esperto conferendogli spesso una certa autonomia e che con il regista si confronta durante la preparazione del film per pianificare il taglio dell'immagine che si vuole ottenere. Quindi la luce di un film dipende genericamente dal regista ma in via specifica è compito del direttore della fotografia, conosciuto anche come autore della fotografia o operatore capo. Per Abel Gance: "Il Cinema è la musica della luce"; con la fotografia si dà senso e rilievo agli spazi, in altezza, in larghezza, e nella profondità attraverso giochi di luci e ombre conferendo l'atmosfera a tutta l'opera; ma la fotografia è anche tutto ciò che concerne l'immagine e la composizione dell'inquadratura. Per Louis Delluc: "Il Cinema è pittura in movimento".
Il direttore della fotografia ricopre fondamentalmente tre incarichi: illuminare, inquadrare e impostare l'apertura dell'obiettivo ovvero il diaframma (definisce la quantità di luce che va ad impressionarsi sulla pellicola); è responsabile dell'immagine e per essa dell'illuminazione della scena e non solo con gli impianti luce veri e propri, le lampade per intenderci, ma sceglie anche la pellicola e per essa l'obiettivo, la sua apertura e i filtri; inoltre dirige gli operatori, gli assistenti, i macchinisti e gli elettricisti, collabora strettamente con lo scenografo, l'arredatore e il costumista.
Inquadrare è una questione non solo tecnica ma anche artistica; inquadrare significa definire i limiti spaziali di ciò che viene ripreso. Le inquadrature possono essere soggettive, quando cioè la macchina da presa vede attraverso gli occhi di un personaggio della scena, e oggettive quando la macchina vede ciò che accade da un punto esterno ad essa. Le inquadrature inoltre vengono classificate per convenzione in relazione ad una figura umana in piani, quando si filma un personaggio ben presente sulla scena, primissimo piano, primo piano, piano medio, piano americano e figura intera, e in campi, quando la figura umana nell'inquadratura è un elemento secondario, campo totale, campo medio, campo lungo e campo lunghissimo; ricordiamo per ultimi il fuoricampo ed il dettaglio.
Inquadrature straordinarie e toccanti, tramonti commoventi, albe suggestive e panoramiche pittoresche, sono frutto della collaborazione tecnico-artistica tra regista, direttore della fotografia e scenografo in percentuali diverse a seconda dei casi. L'uso della luce è strumento espressivo cardine nella cinematografia. È possibile illuminare un soggetto in cinque modi diversi: frontalmente, lateralmente, dall'alto, dal basso e da dietro (controluce) e in tutte le loro combinazioni, fino alla luce diffusa che illumina le zone oscure ammorbidendo le ombre. Frontalmente il soggetto viene schiacciato verso il fondo e in controluce ne risulta fortemente in rilievo. Con luce laterale invece si mettono in evidenza le superfici e la loro natura nello spazio. Naturalmente illuminando la scena in modo diverso avremo una grande varietà di forme artistiche: si potrà avere una fotografia «impegnativa» e quindi fortemente espressiva e personale oppure «trasparente» cioè inespressiva e a totale servizio della narrazione, (così come accade nel corrispettivo montaggio trasparente). La luce può essere normale o filtrata, naturale o artificiale; quest'ultima permette maggiori possibilità espressive.
La luce modella dando espressione ai volumi e per questo è fondamentale nei suoi aspetti tecnico-artistici. Per Vsevolod I. Pudovkin, "Un attore non illuminato non esiste nella macchina da presa".
mercoledì 3 dicembre 2014
fotografia e paracadutismo
Un paracadutista in caduta libera, tenendo conto dell'attrito dell'aria, raggiunge una velocità di circa 150 km/h.Quindi come faranno a fare le foto "non mosse" mentre scendono come palle di cannone?
Il paracadutista che fotografa (quando si trova alla stessa altezza) scende alla stessa velocità del fotografato,quindi l'effetto che ne esce fuori è l'azzeramento della velocità di caduta,nel caso si trovi perpindicolarmente sopra o sotto, per effetto della prospettiva,ottiene lo stesso effetto.
E come si fa a fare le foto mentre si scende?
Bisogna montare la macchina fotografica sul casco o su una parte del corpo che non impedisca la giusta apertura del paracadute e azionarla tramite telecomando. Le mani debbono essere libere per governare la caduta e manovrare le cordicelle del paracadute. Per l'inquadratura e l'esposizione si fanno alcune prove a terra in situazioni simili di luminosità. Come obiettivo si usa un grandangolare 28mm o più corto,che ci offre ampio angolo di ripresa e una grande profondità di campo.
Beh, adesso non vi resta che buttarvi..oh,indossate il paracadute mi raccomando!!
PS:
I corpi materiali cadono nel vuoto (escludendo l'attrito) tutti alla stessa velocità indipendentemente dalla loro massa.
Un corpo quindi in prossimità della superficie terrestre subisce la stessa accelerazione di gravità che è circa 9,81 m/s-2, ( con lievi variazioni ai poli e all'equatore ), tenendo conto della sola forza peso (non della massa).
Se invece si tiene conto dell'attrito dell'aria la velocità massima raggiungibile viene comunemente chiamata “velocita limite”, e dipende dalla massa del corpo, dalla sua aerodinamicità (forma) e dalla viscosità del fluido in cui è immerso il corpo.
Su un corpo in caduta libera agiscono 2 forze: la forza peso e la forza di attrito con l'aria.
Quindi, durante la caduta, la velocità continuerà ad aumentare, ma l'accelerazione diminuirà mano a mano che la velocità aumenta, fino ad arrivare a 0 (velocità limite).
Il paracadutista che fotografa (quando si trova alla stessa altezza) scende alla stessa velocità del fotografato,quindi l'effetto che ne esce fuori è l'azzeramento della velocità di caduta,nel caso si trovi perpindicolarmente sopra o sotto, per effetto della prospettiva,ottiene lo stesso effetto.
E come si fa a fare le foto mentre si scende?
Bisogna montare la macchina fotografica sul casco o su una parte del corpo che non impedisca la giusta apertura del paracadute e azionarla tramite telecomando. Le mani debbono essere libere per governare la caduta e manovrare le cordicelle del paracadute. Per l'inquadratura e l'esposizione si fanno alcune prove a terra in situazioni simili di luminosità. Come obiettivo si usa un grandangolare 28mm o più corto,che ci offre ampio angolo di ripresa e una grande profondità di campo.
Beh, adesso non vi resta che buttarvi..oh,indossate il paracadute mi raccomando!!
PS:
I corpi materiali cadono nel vuoto (escludendo l'attrito) tutti alla stessa velocità indipendentemente dalla loro massa.
Un corpo quindi in prossimità della superficie terrestre subisce la stessa accelerazione di gravità che è circa 9,81 m/s-2, ( con lievi variazioni ai poli e all'equatore ), tenendo conto della sola forza peso (non della massa).
Se invece si tiene conto dell'attrito dell'aria la velocità massima raggiungibile viene comunemente chiamata “velocita limite”, e dipende dalla massa del corpo, dalla sua aerodinamicità (forma) e dalla viscosità del fluido in cui è immerso il corpo.
Su un corpo in caduta libera agiscono 2 forze: la forza peso e la forza di attrito con l'aria.
Quindi, durante la caduta, la velocità continuerà ad aumentare, ma l'accelerazione diminuirà mano a mano che la velocità aumenta, fino ad arrivare a 0 (velocità limite).
venerdì 1 agosto 2014
Diritto d'Autore Fotografico, come stare in regola con il fisco
Quando di una immagine fotografica interpretativa o creativa viene ceduto il diritto alla pubblicazione editoriale,questa "vendita" può essere descritta fisicamente come "cessione del diritto d'autore".
Si tratta di una formula che nella maggioranza dei casi risulta decisamente più conveniente-oltre che più semplice-rispetto alla fatturazione consueta.
Proprio perchè si tratta di una sostanziale agevolazione, il Fisco ha impiegato diversi anni per diffondere la Risoluzione ministeriale che ammetteva in essplicito questa possibilità,che era stata negata nel 1977, quando la legge sul diritto d'autore, poi modificata, non lasciava spazio a questa interpretazione favorevole ai fotografi.
Si tratta da parte del fisco di una riabilitazione della fotografia al rango di espressione artistica.
Sono diversi gli elementi di risparmio caratteristici di questa soluzione:
A) Innanzi tutto, alla prestazione non viene applicata IVA.
Conseguenza diretta di questo aspetto, oltre all'applicazione del prezzo netto senza l'aggiunta del consueto 20% è il fatto che il fotografo non deve tenere una contabilità Iva,per questo genere di cessioni.
B) L'imponibile Irpef scende al 75%. Cioè, su 1.000 € di reddito diventano tassabili solo 750€.
La quota restante è detratta come deduzione forfettaria per le spese di produzione.
La ritenuta d'acconto è del 20% sul 75%.
Attenzione, però: questa deduzione non permette di dedurre anche le spese.
C) Il reddito non è soggetto del contributo INPS per le imprese o per i profesionisti.
Questo si traduce in una economia immediata, anche se significa che il reddito non concorrerà alla formazione della pensione.
L'agevolazione non è concessa in tutti i casi.
Occorre che si verifichino questi elementi:
a ) Impieghi della foto può essere solo editoriale,non commerciali o pubblicitari.
b) La cessione deve essere effettuata da un fotografo libero professionista o da persona fisica,cioè privato.
Se il fotografo ha una sua attività di impresa, potrà effettuare questa cessione solo descrivendola come cessione privata.
c) Le immagini in questione devono esseren dinatura creativa ed interpretativa, e nondi banale documentazione.
Come va fatta la ricevuta
Nome Cognome
Via___________ codice postale__________ Città__________(provincia)
Codice fiscale _____________________________________________________
Spett.Redazione
nome della casa editrice
Via________codice postale___________città___________(provincia)
numero ricevuta dell'anno incorso
data di emissione
Per cessione diritto d'autore mie immagini creative per una pubblicazione su vostra testata
(nome della testata)
€_______
Ritenuta d'acconto (22% sul 75% imponibile) €_______________
netto a pagare €______________
Esente Iva ex art. 3 Dpr 633/72
Si tratta di una formula che nella maggioranza dei casi risulta decisamente più conveniente-oltre che più semplice-rispetto alla fatturazione consueta.
Proprio perchè si tratta di una sostanziale agevolazione, il Fisco ha impiegato diversi anni per diffondere la Risoluzione ministeriale che ammetteva in essplicito questa possibilità,che era stata negata nel 1977, quando la legge sul diritto d'autore, poi modificata, non lasciava spazio a questa interpretazione favorevole ai fotografi.
Si tratta da parte del fisco di una riabilitazione della fotografia al rango di espressione artistica.
Sono diversi gli elementi di risparmio caratteristici di questa soluzione:
A) Innanzi tutto, alla prestazione non viene applicata IVA.
Conseguenza diretta di questo aspetto, oltre all'applicazione del prezzo netto senza l'aggiunta del consueto 20% è il fatto che il fotografo non deve tenere una contabilità Iva,per questo genere di cessioni.
B) L'imponibile Irpef scende al 75%. Cioè, su 1.000 € di reddito diventano tassabili solo 750€.
La quota restante è detratta come deduzione forfettaria per le spese di produzione.
La ritenuta d'acconto è del 20% sul 75%.
Attenzione, però: questa deduzione non permette di dedurre anche le spese.
C) Il reddito non è soggetto del contributo INPS per le imprese o per i profesionisti.
Questo si traduce in una economia immediata, anche se significa che il reddito non concorrerà alla formazione della pensione.
L'agevolazione non è concessa in tutti i casi.
Occorre che si verifichino questi elementi:
a ) Impieghi della foto può essere solo editoriale,non commerciali o pubblicitari.
b) La cessione deve essere effettuata da un fotografo libero professionista o da persona fisica,cioè privato.
Se il fotografo ha una sua attività di impresa, potrà effettuare questa cessione solo descrivendola come cessione privata.
c) Le immagini in questione devono esseren dinatura creativa ed interpretativa, e nondi banale documentazione.
Come va fatta la ricevuta
Nome Cognome
Via___________ codice postale__________ Città__________(provincia)
Codice fiscale _____________________________________________________
Spett.Redazione
nome della casa editrice
Via________codice postale___________città___________(provincia)
numero ricevuta dell'anno incorso
data di emissione
Per cessione diritto d'autore mie immagini creative per una pubblicazione su vostra testata
(nome della testata)
€_______
Ritenuta d'acconto (22% sul 75% imponibile) €_______________
netto a pagare €______________
Esente Iva ex art. 3 Dpr 633/72
domenica 27 luglio 2014
due ricette per chi ama il fai da te bw
Il Beutler è uno sviluppo ad alta acutanza particolarmente indicato per pellicole lente. Tra le sue caratteristiche più interessanti quella di non affinare la grana e sfruttare integralmente la sensibilità della pellicola, tanto che è preferibile esporla come se avesse una sensibilità doppia di quella nominale. Essendo uno sviluppo usa e getta, è consigliabile prepararlo in dosi concentrate da diluire di volta in volta.
metolo gr5
solfito di sodio anidro gr25
carbonato di sodio anidro gr25
acqua per fare diluzione; 1:4 lt1,0
tempi di sviluppo a 20°; da 7 a 12 minuti in relazione alla pellicola usata
Il Pota è uno sviluppo tampone estremamente compensatore. Un negativo di media sensibilità è apparso ancora perfettamente legibile anche se sovraesposto fino a 8 diaframmi. Ideale per compensare contrasti elevatissimi e per salvare pellicole sovraesposte che dovranno poi essere stampate su carta ad alto contrasto per compensarne la morbidezza. La particolarità è che il fenidone non è associato ad altri rivelatori.
fenidone gr1,5
solfito di sodio anidro gr30
acqua per fare lt1,0
tempi di sviluppo a 20°: da 5 a 8 minuti in relazione alla pellicola usata
buon divertimento
metolo gr5
solfito di sodio anidro gr25
carbonato di sodio anidro gr25
acqua per fare diluzione; 1:4 lt1,0
tempi di sviluppo a 20°; da 7 a 12 minuti in relazione alla pellicola usata
Il Pota è uno sviluppo tampone estremamente compensatore. Un negativo di media sensibilità è apparso ancora perfettamente legibile anche se sovraesposto fino a 8 diaframmi. Ideale per compensare contrasti elevatissimi e per salvare pellicole sovraesposte che dovranno poi essere stampate su carta ad alto contrasto per compensarne la morbidezza. La particolarità è che il fenidone non è associato ad altri rivelatori.
fenidone gr1,5
solfito di sodio anidro gr30
acqua per fare lt1,0
tempi di sviluppo a 20°: da 5 a 8 minuti in relazione alla pellicola usata
buon divertimento
venerdì 25 luglio 2014
Quattro chiacchiere su passato e futuro di un rito esoterico ormai per troppi
Photo Italia n°33 Gennaio/Febbraio 2000,estratto da:intervista a Enzo Sellerio.
Quando il signor Bic invento' la penna a sfera,chi l'adoperava non si considerava uno scrittore. Lo stesso non si può dire che avvenga ai nostri giorni con la macchina fotografica.Chi la prende spesso confonde l'avere(la macchina) con l'essere (fotografo).Oggi la fotografia-così com'è divenuta-si trova in una situazione di grave pericolo. Nel campo dell'immagine -dove è impossibile la rottamazione-il divario tra una produzione in crescita inarrestabile e un consumo sempre più degradato s'è allargato di giorno ingiorno a detrimento della qualità,provocando un inquinamento otticonon inferiore a quello acustico.
Vede una via d'uscita?
Aspetto l'invenzione di una macchina "ecofotografica" che si rifiuti di registare leimmagini insignificanti.A parteglischerzi,oggi vedo in girounaquantità di mostre inconsistenti,dominate da un eccessivo concettualismo che porta alla realizzazione di immagini aleatorie,che necessitano di giustificazioni per trovare un senso. Le chiamo "fotografie con le stampelle",peccato però che le stampelle spesso siano rotte e non reggano nulla. Nè possiamo aspettarci alcun conforto da quella critica d'arte che,così come aveva fatto con la pittura, sta spingendo la fotografia verso un minimalismo che,nella sua soluzione finale,precipiterà nel baratro del nulla.
E per quanto riguarda invece il fotogiornalismo?
I "magazines" oggi sono veri e propri "magazzini" di immagini pubblicitarie,dove sesso e colore impazzano,interrotti ogni tanto da qualche splendido reportage del Salgado di turno che,per lo più in bianco e nero,finisce però per avere un sapore vagamente luttuoso. Vi è anche una estetizzazione della miseria.
Questo avviene sopratutto in televisione.
La televisione ci ha sviluppato una sorte di riflesso condizionato.Se non vediamo un massacro al giorno non siamo contenti. Ci riuniamo alle ore dei pasti di fronte al caminetto televisivo e ci consoliamo sollevati allo spettacolo delle disgrazie degli altri. Il caminetto-tv ci offre quotidianamente una sorta di patchwork colorato delle miserie altrui che ci distrae e ci consola.
In effetti la coperta patchwork è consolatoria,ci anestetizza di fronte alla violenza e alle immagini che denunciano.Ci possono ancora essere,dunque ,dei punti di riferimento per i fotografi della nuova generazione?
Purtroppo con la fine delle ideologie e il predominio della televisione,la fotografia,sopratutto quella di protesta,non trova più grandi spazi. E con l'omologazione planetaria del costume,la curiosità, che è madre di tutti gli amori, diminuisce. Temo che alla fotografia"d'autore", non resti altro territorio che non quello lasciato libero dall'arte, che è un viaggio verso ignota destinazione. Non resta che dire: impara l'arte e mettila da parte. Oppure, la speranza è l'ultima a morire.
Quando il signor Bic invento' la penna a sfera,chi l'adoperava non si considerava uno scrittore. Lo stesso non si può dire che avvenga ai nostri giorni con la macchina fotografica.Chi la prende spesso confonde l'avere(la macchina) con l'essere (fotografo).Oggi la fotografia-così com'è divenuta-si trova in una situazione di grave pericolo. Nel campo dell'immagine -dove è impossibile la rottamazione-il divario tra una produzione in crescita inarrestabile e un consumo sempre più degradato s'è allargato di giorno ingiorno a detrimento della qualità,provocando un inquinamento otticonon inferiore a quello acustico.
Vede una via d'uscita?
Aspetto l'invenzione di una macchina "ecofotografica" che si rifiuti di registare leimmagini insignificanti.A parteglischerzi,oggi vedo in girounaquantità di mostre inconsistenti,dominate da un eccessivo concettualismo che porta alla realizzazione di immagini aleatorie,che necessitano di giustificazioni per trovare un senso. Le chiamo "fotografie con le stampelle",peccato però che le stampelle spesso siano rotte e non reggano nulla. Nè possiamo aspettarci alcun conforto da quella critica d'arte che,così come aveva fatto con la pittura, sta spingendo la fotografia verso un minimalismo che,nella sua soluzione finale,precipiterà nel baratro del nulla.
E per quanto riguarda invece il fotogiornalismo?
I "magazines" oggi sono veri e propri "magazzini" di immagini pubblicitarie,dove sesso e colore impazzano,interrotti ogni tanto da qualche splendido reportage del Salgado di turno che,per lo più in bianco e nero,finisce però per avere un sapore vagamente luttuoso. Vi è anche una estetizzazione della miseria.
Questo avviene sopratutto in televisione.
La televisione ci ha sviluppato una sorte di riflesso condizionato.Se non vediamo un massacro al giorno non siamo contenti. Ci riuniamo alle ore dei pasti di fronte al caminetto televisivo e ci consoliamo sollevati allo spettacolo delle disgrazie degli altri. Il caminetto-tv ci offre quotidianamente una sorta di patchwork colorato delle miserie altrui che ci distrae e ci consola.
In effetti la coperta patchwork è consolatoria,ci anestetizza di fronte alla violenza e alle immagini che denunciano.Ci possono ancora essere,dunque ,dei punti di riferimento per i fotografi della nuova generazione?
Purtroppo con la fine delle ideologie e il predominio della televisione,la fotografia,sopratutto quella di protesta,non trova più grandi spazi. E con l'omologazione planetaria del costume,la curiosità, che è madre di tutti gli amori, diminuisce. Temo che alla fotografia"d'autore", non resti altro territorio che non quello lasciato libero dall'arte, che è un viaggio verso ignota destinazione. Non resta che dire: impara l'arte e mettila da parte. Oppure, la speranza è l'ultima a morire.
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