lunedì 2 marzo 2015

illuminazione in studio- Le Luci base

Luce fondamentale (o principale)

E' la sorgente luminosa che caratterizza l'intera immagine.Il più delle volte corrisponde con la luce di maggior intensità, e a volte può essere l'unica luce esistente.
Anche se esistono casi in cui può essere utile comportarsi in maniera anticonformista,è bene che la luce fondamentale giunga sul soggetto con una inclinazione compresa tra i 40 e i 60 gradi.
La regola non è un astrazione gratuita: è infatti entro tale angolazione che proviene per  la maggior parte delle ore diurne la luce del Sole, ed è su questo angolo che viene percepita la maggior naturalezza nella luce utilizzata.
Una vecchia regola semplice della pratica recita che, per essere sicuri della naturalezza della luce principale,il riflesso che la lampada genera negli occhi del soggetto deve corrispondere alla posizione della lancetta corta di un orologio che segni le ore undici,oppure l'una (supponendo l'iride come se fosse il quadrante dell'orologio).
La lucefondamentale caratterizza l'immagine nel suo insieme; indipendentemente dalle schiarite usate in seguito,una luce principale puntiforme esalta le rughe di espressione ma anche i difetti della pelle,mentre l'inverso è causato dalla luce diffusa.
L'angolo di inclinazione medio (45-50°) dovrà essere abbassato quando il soggetto presenti occhi incassati,fossette sul mento,zigomi sporgenti che si vogliono nascondere.
Per valutare l'effetto generale della luce principale è bene osservarne preventivamente le conseguenze sul volto ritratto mantenendo spente tutte le altre luci.

venerdì 13 febbraio 2015

sull'idea di destino di Tiziano Terzani

Ho acquistato il libro di memorie di Terzani (un'idea di destino) edito da Longanesi nel 2014, perché ne avevo sentito parlare bene e perché il personaggio Tiziano Terzani a modo suo mi ha sempre affascinato.
Il libro l'ho trovato  interessante e di piacevole lettura , l'uomo Terzani alla fine mi è risultato molto simile alla tipologia dell'uomo bianco e confuso che si incontra in certe zone dell'asia,incastrato tra cianfrusaglie pseudofilosofeggianti e guru da quattro soldi, attratti da un estetica del pensiero di cui non si conosce ne si cercano le radici, e che lui tanto criticava,se non addirittura disprezzava. Ha un approccio molto contraddittorio con tutte le cose della vita,un idealista in cerca di conferme che aprioristicamente da per impossibili da trovare.Onesto nel descriversi e descrivere le cose e le persone che incontra (descrive la Fallaci in modo preciso usando poche parole),anche se molto superficialmente descrive i rapporti con i componenti della sua famiglia, cosa che per chi legge il libro, più che voluta sembra proprio superficiale nel modo in cui la vive e la sente.La presenza della moglie è una specie di feticcio in cui rifugiarsi nei suoi tentennamenti esistenziali per poi immediatamente allontanarsene perché la trova lontana dalla sua vita(mai si domanda come vive la situazione e cosa pensa realmente del loro rapporto), ne più ne meno dei posti in cui si ferma e fugge in continuazione.La figlia sembra essere una specie di ectoplasma mentre il figlio sembra sentirlo più vicino ma non è che gli dedichi poi il tempo e i pensieri che un qualsiasi padre di norma dedica ai propri.Anche amici,colleghi e punti di riferimento vari,li trova interessanti e frequentabili solo quando lo incensano o in qualche modo trova affini o utili.L'ipocrisia nei suoi comportamenti si trova a quintalate,è anche vanitoso e piacione (nel senso che gli piace piacere),nel tempo trasforma il proprio look  fino a mostrasi in divisa da guru indiano,pur criticando negli altri il suo stesso atteggiamento.Ha la capacità di non farsi trasportare fino in fondo dalle sue paranoie,alla fine sembra sempre trovare il guizzo che lo riporta con i piedi sulla terra e in questo modo riesce a non perdersi del tutto. La parte che mi affascina è l'estrema  inquietudine e insoddisfazione che ovunque e sempre si porta dentro e che lo porta a esplorare le zone di se che apparentemente sente più limitanti, la sua dimensione di uomo non ne esce bene,sicuramente non avrei voluto un padre o un marito/moglie che gli somigliasse,anche come amico non credo che lo avrei apprezzato gran che, un buon conoscente con cui ritrovarsi intorno a un fuoco acceso nelle fredde e noiose serate invernali con cui scambiare chiacchiere  raccontare storie, questo si.Come lui stesso più volte dice,non è,non si sente e non vuole essere un punto di riferimento per nessuno (anche se in fondo in fondo l'idea non gli dispiace affatto),però è utile e interessante da leggere,perché attraverso di lui si riescono a vedere i limiti dell'uomo moderno e descrive con lucida capacità,momenti e personaggi che sono nella storia di tutti noi.

martedì 10 febbraio 2015

autorefenzialità e il senso della realtà perduta

Mi capita spesso di riflettere sul cosa e come la gente si posiziona nello scacchiere della varia e avariata umanità.
Ho la sensazione che è rara la coscienza esatta della propria dimensione nei vari meandri che la stessa di volta in volta occupa, ma tra i tanti, chi più sembra non avere il senso del reale è chi si ritiene artista.Già sul significato della parola la confusione è tanta,basta fare due scarabocchi su un foglio di carta, digitale o meno, per esserlo? pigiare una o più dita su una tastiera,praticare per hobby una delle infinite attività della "supposta" (il doppio senso mai cadde così a fagiuolo) attività artistica, basta per definirsi tali? se non è così,quando è leggittimo sentirsi a pieno titolo un artista? quando si riesce a esporre i propri lavori senza cavare un cent dalle  proprie tasche? dipende dal prestigio della location? dal prestigio di chi incensa quello che vede? la nomina deve venire assegnata come un cavalierato del 400, dal critico paraculo e ammanicato armato di lama e albarda? ma sopratutto se per attirare l'attenzione sul proprio operato bisogna coinvolgere parenti e amici o nessuno ti si in...hem,nessuno ti fila, si è artisti allo stesso modo del tale che ha esposto un gregge di pecore in una sala vuota durante una delle edizioni della Biennale di Venezia? Quando si trova qualcuno disposto a pagare per avere un pezzo della propria opera nella sua magione?ma anche giunone,luglione,agostone..fate a scelta ecco.
Mettiamo il caso del sedicente artista che si veste come tale,non sapete come si veste un artista??!! ma come sarebbe???,si veste e atteggia da artista no! altrimenti come cacchio si fa a riconoscere la differenza tra lui e un qualsiasi altro normodotato? (opssss..in questo caso il doppio senso non è quasi voluto), che parla come tale,vive come tale.In genere questo significa che campa di rendita o si sostiene lavorando nello stesso modo in cui fanno i non artisti, più semplicemente significa che già all'origine c'è una scrematura sostanziale, tra chi può permettersi di esserlo e chi no. In genere nella prima categoria sono compresi sia i geni che i coglioni,che ovviamente non sono tali per il semplice fatto che possono permetterselo,e nella seconda? pure....con la sottile differenza in rapporto ai primi, che loro non possono permetterselo.
L'archistar con il farfallino  su una improbabile camicia color ciclamino marcio, che indossa pantaloni rubati a un clown da circo e scarpe a punta come neppure Ciro o Assasino di formiche oserebbe indossare, è già solo per queste caratteristiche un artista.Immaginate lo stesso, vestito come un umile mortale,con più debiti in banca che capelli in testa,senza commesse di lavoro( oh, i doppi sensi non sono ammessi,sessista!!),che bighellona tra un ufficio ,rimediato smantellando la camera del dipartito nonno, e l'ufficio tecnico del comune di Foppolitino alto, nella speranza che qualcuno lo noti e gli commissioni un progetto qualsiasi anche per il rinnovamento della porcilaia, VOI, si dico proprio a voi,in che categoria inserireste l'uno e in quale l'altro?
No,non sono un veggente,è che vi conosco anche se non vi conosco.
In ogni paesello risiedono più scrittori che galline,più pittori che pietre,più scultori che sculture(hem,non trovavo la parola giusta!),non vi sembra esagerato un numero così alto di artisti? e vogliamo dimenticare lo zampognaro della banda cittadina che si fa crescere la mosca sotto il labbro come Dizzie Gillespie,perchè così anche lui verrà percepito come un "vero" musicista,ce lo vogliamo dimenticare!? eh!?eh!?eh!?
In sintesi la mia percezione dello stato dell'arte in questo paese è deprimente,preferirei vivere in un luogo dove i lettori siano in numero enormemente maggiore degli scrittori,dove i pittori siano molto minori di chi per hobby si diverte a imbrattare tele,e SOPRATTUTTO dove per legge venga vietato  scrivere sul proprio profilo di FB la parola "Art Photographer" se in realtà sei un commesso dell'Ikea, un Geometra confuso o una ragazzina che fa le labbra a culo di gallina davanti al proprio smartphone pensando di essere figa e alla moda perchè la stessa cosa la fanno le varie veline della tv.
Ecco alla fine l'ho detto,mica ci voleva poi tanto... :P

PS.  in realtà volevo scrivere tutt'altro ma sono pigro e quando mi sono reso conto che ci voleva troppo tempo ho svincolato.

La "mia" macchina fotografica ideale

Perché  scrivo questo post? perché penso che nella mia situazione si trovino moltissimi fotografi professionisti e non, e anche per rispondere ai tanti che mi chiedono un consiglio sul modello di macchina che dovrebbero  acquistare.
Dato per scontato che non esiste e,fino a qualche tempo fà (per intenderci prima dello sviluppo della fotografia digitale), avrei detto che mai esisterà, una macchina fotografica perfetta per ogni tipologia di fotografia e di fotografi,perchè i bisogni degli uni contrastano con quelli degli altri.
Indirizzo questo post alle case produttrici di apparecchi fotografici sperando che si impietosiscano davanti alle mie speranze, e non solo costruiscano la macchina con le caratteristiche che sto per elencare ma che una volta costruita me ne regalino almeno un esemplare per ringraziarmi della drittta ( oh,visto mai che...).

Sono un ritrattista che fotografa spesso in ambienti chiusi, poco luminosi e in cui il rumore (anche fievole) dei movimenti meccanici dell'apparecchio fotografico non è ammesso (vedi il movimento dello specchio delle reflex), mi dedico anche alla street ,alla fotografia di viaggio a quella in studio ecc. Quindi la macchina fotografica dovrebbe avere queste caratteristiche:

1) Dimensioni ridotte,da essere portata in tasca senza eccessivi problemi.

2)Tropicalizzata,quindi resistente agli agenti atmosferici.

3) Esente da problemi di deposito di polvere sul sensore.

4)Sensore con gamma tonale molto estesa su sensibilità iso da 50 a 12.800

5)Assenza di grana anche nelle sensibilità più alte

6) Otturatore garantito almeno per 1.000.000 di scatti

7) Velocità di scatto da 5 minuti a 1/8000 s

8) Assenza dello specchio e quindi del pentaprisma

9)Mirino con copertura 100%  senza punti cechi  e problemi di parallasse nelle distanze     
   ravvicinate e nelle riprese macro

10)Flash (se proprio deve esserci,io non ne faccio uso) incorporato di almeno 35 ng di potenza

11)Baionetta con attacco universale.Essere costretti a dipendere dalla qualità,tipologia e prezzi,  
    degli obiettivi del costruttore della macchina è frustrante, oltre che assai limitante.Se chi
    costruisce  gli obiettivi non avesse più l'obbligo di rinunciare all'ottimizzazione della costruzione  
    per via della presenza (e quindi distanza obbligata dal piano pellicola/sensore) dello specchio
    sarebbe un giovamento per la resa qualitativa degli obiettivi non indifferente.

12)Display movibile e orientabile sul dorso della macchina, robusto e di ottima qualità.

13)Presa per cavetto sincro sui lati del corpo macchina

14)Filettatura per cavetto sul pulsante di scatto

15)Disposizione dei vari comandi (sopratutto sul dorso macchina) comodi e facili da trovare anche  
     per chi ha le mani piccole 

16) Batterie di lunga durata (almeno 2000 scatti con tutto l'ambaradam acceso).

17) Esposimetro con lettura spot (la cui ampienza può essere scelta dal fotografo) e semispot(idem 
      come per lo spot), il multizona ve lo potete tenere.Sarebbe cosa assai gradita se misurasse anche
      la luce riflessa da flash esterno

18) Assenza dei vari programmi e programmini inventati per chi usa la macchina come fosse un
      telefonino e totalmente inutili.
19) Funzione geocolizzazione gps di serie

20) Trasmissione dati e immagini WIFI di serie

21)Allaccio degli accessori tramite Bluetooth

22)Attacco filettato per cavalletto, ottonato

lunedì 22 dicembre 2014

discorso semiserio sul tema, "come si fa" .

Ogni tanto qualcuno mi domanda, come ho fatto a fare quella foto, ottenere quella luce.., ecc
e non sò mai che risposta dare ( a parte ribadire il concetto che quello che riesco a produrre,quando mi va di lusso, è poco più che mediocre).
In teoria potrei rispondere con l'elencazione dei dati tecnici, ma non sarebbe la risposta giusta e tanto meno quella onesta.
In realtà per ottenere quella foto,c'è bisogno di essere fatti in quel certo modo,cioè avere lo stesso identico vissuto di chi fotografa , e non credo che questo basti,dato che la fotografia   nasce dall'interazione che  "in quel momento" si crea tra il soggetto (o la cosa) fotografato e chi fotografa.
Quando scherzando dico, che a 12 anni bisognerebbe avere letto tutti i libri di Salgari,Bulgakov e l'intera collezione originale di Flash Gordon,in realtà dico una parte di verità.
La visione che in un certo momento si crea nella mente dell'autore è frutto dell'intera vita dello stesso,e è cosa praticamente impossibile, che possano esistere due vite identiche.
Quindi, in pratica che bisogna fare per riuscire a fare le foto che fà Sebastiao Salgado?
semplicemente bisogna essere Sebastiao Salgado.
La capacità di gestione tecnica delle macchine fotografiche e del set, è solo un dettaglio, di norma il meno importante. Tutti possono imparare abbastanza facilmente a gestire la tecnica ma la differenza la fà tutto il resto.
E "per tutto il resto"  cosa si intende? si intende personalità,sensibilità,cultura,capacità o incapacità di interazione,creatività ecc. cosa spiacevole da dire,ma che certamente non è tra le cose meno importanti è possedere una buona salute; che ci permetta di poterci spostare,nei luoghi,tempi e orari, (spesso impossibili),in cui quella cosa accade,quella luce è presente, e così via.
Avere denaro (non poco) è  condizione  necessaria perchè queste cose possano avvenire. Non è un caso che "quasi" tutti i grandi fotografi appartenessero a un ceto sociale agiato. Senza denaro,tempo a disposizione e salute,dimenticatevi la carriera da grande fotografo, a meno che non abbiate la fortuna di appartenere alla esigua categoria dei geni.
Di foto perfette sotto il dettaglio tecnico ce ne sono moltissime, di buone foto ce ne sono molte meno,di foto eccezionali ce ne sono pocchissime,le foto originali sono rarissime.
Con le nuove tecnologie tutti,in qualche modo, possono fare foto,anche senza sapere una cippa di tecnica, infatti se ne fanno miliardi ogni giorno,ma la tecnologia non ti fà diventare un fotografo, per riuscirci bisogna essere...



fotografia e matematica (diaframma)

Calcolo per ottenere  l'apertura necessaria del diaframma,per avere profondità di campo dall'infinito a una distanza data.

apertura del diaframma    F²
                                        ──
                                        IxC                 
* I=iperfocale
*C= circolo di confusione  0,25mm



iperfocale       F²
                     ──
                    ƒx C

                               

il campo visivo

Inostri occhi tendono a vedere il mondo come un ovale orizzontale con i bordi sfocati, il loro campo visivo è un pò più ampio di quello di un obiettivo da 35mm su di una macchina 24x36.
Lo sguardo valuta la scena che gli sta davanti esplorandone e mettendo a fuoco con continuità, i diversi punti. Per questo motivo una fotografia può apparire deludente se paragonata al soggetto originale: L'obiettivo "vede" solo una scena contenuta in un rettangolo, mentre l'occhio aveva visto intorno al soggetto una serie di immagini leggermente sfumate.

Non lo sapevatelo? dite che non serve sapeverlo? per fare una buona fotografia serve più la cultura generale che la conoscenza dei settaggi della macchina fotografica. (cit. da: Il tipo che non sapeva leggere)

giovedì 11 dicembre 2014

fotografia in gergo (parte prima - perché l'altra ancora non si sveglia)

Appiattire: eliminare la sensazione del rilievo di un oggetto o dei dettagli di un soggetto attraverso la riduzione delle ombre.

Calzetta: con questa parola si definisce un pezzo di calza da donna fissato davanti alla lente frontale dell'obiettivo,generalmente con un elastico, al fine di ottenere un effetto flou.

Cerinaro: figura tradizionale romana che identifica il fotografo che si apposta fuori dalle chiese in attesa dell'uscita degli sposi. I cerinari non lavorano su commissione, ma a proprio rischio,mediante il meccanismo della cosidetta tentata vendita. Il matrimonialista ufficiale tollera di buon grado la presenza dello stormo di cerinari, anche perchè in ogni caso, lui ha la giornata di lavoro pagata. Dopo l'assalto, i cerinari si ripresentano al ristorante, dopo un paio di ore circa,per vendere agli invitati le fotografie montate su cartoncini. I fotogrammi dei provini a contatto vengono ritagliati e incollati su scatolette di cerini dati inomaggio ai presenti. Da questa consuetudine nasce il soprannome cerinaro.

Contatti (provini a contatto): i provini a contatto possono essere sia a contatto che in striscia. Nel primo caso il provino si presenta come una stampa di tutte le negative della pellicola riprodotte a grandezza naturale. Nei provini in striscia, invece, i fotogrammi vengono stampati in formato 4,5x7 cm circa, su un rotolo di carta fotosensibile.

Esplosione (zoom): particolare effetto di mosso radiale che si ottiene variando la focale di uno zoom durante l'esposizione. I migliori effetti si ottengono impiegando un tempo relativamente lungo (sotto 1/30 di sec) con la fotocamera posta sul cavalletto.

Flarata: immagine caratterizzata da flare, ossia dagli effetti di una riflessione interna alla fotocamera o all'obiettivo. In una fotografia flarata, la luce in macchina ha influito negativamente sull'immagine finale.
ps: nella moderna post produzione, viene usato un effetto che ne riproduce gli effetti estetici

Forcella (fare): modo di esporre la pellicola che comporta lo scatto di un certo numero di fotogrammi(bracketing,tradotto dall'inglese), di cui uno esposto secondo le indicazioni esposimetriche, e gli altri con una certa percentuale di sovra e sottoesposizione. In genere si usa questa tecnica quando non si è sicuri della corretta riproduzione dei contrasti e non si vogliono avere brutte sorprese dopo lo sviluppo.

Impallare (dettagli):  quando si fotografano soggetti posti su piani diversi può accadere che l'oggetto posto più lontano dalla fotocamera venga parzialmente coperto o comunque non sia perfettamente visibile a causa della sovrapposizione con un elemento in primo piano. In questo caso, i fotografi del centro Italia dicono che l'elemento in secondo piano viene "impallato" da quello più vicino all'obiettivo.

Impastati (dettagli): una foto sfocata, poco incisa oppure vibrata. Quando ad esempio l'immagine del soggetto si muove sulla pellicola durante l'esposizione, tutti i punti che la compongono vengono trasformati in tante linee. Dalla sovrapposizione  di esse i colori e i dettagli vengono mescolati (impastati).

Intontiti (colori): immagine tipografica riprodotta con colori non particolarmente brillanti. Il termine è squisitamente romano e deriva dalla parola "tonto", ossia persona poco brillante.

Luce di taglio: con questo termine, molto diffuso, si indica la luce prodotta da una sorgente di luce posta in modo molto angolato rispetto al soggetto e che crea un effetto di luce radente.

Luce in macchina: quando i raggi di luce colpiscono direttamente la superficie dell'obiettivo possono creare riflessioni tra le lenti che possono influire negativamente sulla nitidezza dell'immagine. Questi aloni luminosi, interni alla macchina fotografica e in gergo si definiscono luce in macchina.
Ps: anche questo "difetto" nella moderna post produzione viene usato come moderno effetto di luce.

Morbido: è un sinonimo di basso contrasto. La parola può essere impiegata per definire una illuminazione che produce ombre sfumate (luce morbida) oppure un obiettivo caratterizzato da una bassa incisione.

Neri densi: la parola stessa è sufficientemente rappresentativa. In termini pittorici si puo intendere  il nero denso come un colore puro, non mescolato con altri oppure non diluito in acqua.

Non montati!: è una indicazione da dare al tecnico del laboratorio, quando non si vuole che un rullo di diapositive venga consegnato con i fotogrammi montati nei telaietti. Le pellicole non montate a loro volta possono essere riconsegnate "...in striscia", ossia in un rocchetto arrotolato, sia "...non montate ma tagliate", cioè con la striscia di pellicola tagliata a segmenti di sei fotogrammi da inserire poi all'interno di un raccoglitore trasparente.

Ombra tappata, o chiusa: si definisce ombra tappata una zona non illuminata direttamente nella quale non sono visibili i dettagli del soggetto. In un'ombra tappatai toni sono tanto scuri da oltrepassare il limite di tolleranza della pellicola (ossia la latitudine di posa).

Piatta (foto): in genere si intende un'immagine dove il contrasto di illuminazione tra i vari elementi compositivi è molto basso.

Plasticone: contenitore trasparente dotato di taschine per l'inserimento dei fotogrammi, che consente una facile archiviazione delle diapositive di ogni formato.

Scaricare l'immagine: nella terminologia informatica significa trasferire all'interno del proprio archivio una serie di dati (file) provenienti da altro computer.

Scontornare: significa ritagliare, elettronicamente o con le forbici, i contorni di un oggetto per poi "inserirlo" , ad esempio su uno sfondo diverso.

Sgranata (foto): immagine in cui è chiaramente visibile la grana della pellicola. Quest'ultima può essere considerata sia un difetto che un effetto creativo. Le pellicole più sensibili sono le più sgranate.
ps: nella moderna post produzione viene creata artificialmente tramite filtro.

Sparata: nella fotografia e nella cinematografia, si definisce "sparata", una alta luce violenta e che puo generare difetti nella riproduzione delle immagini. Una sparata in genere è originata da riflessi indesiderati,come uno specchio che riflette in modo imprevisto la potente luce di un flash, generando un antiestetico punto di luce. Una sparata puo essere tanto intensa da generare una zona sovraesposta fino al bianco puro, "bucando" la pellicola.

Spuntinare: significa eliminare dalla superficie della stampa le "ombre" lasciate dalla sporcizia, che in genere si presentano come puntini o peletti bianchi. Il lavoro manuale di foto ritocco ossia la spuntinatura, viene eseguito con un pennello finissimo e dei colori speciali.
Le macchie cerate dalla polvere sui moderni sensori, viene tolta in post produzione mediante i pennelli presenti nei vari programmi....

Sviluppo variato: se la luce è poca e si deve obbligatoriamente fotografare con i tempi di scatto brevi, è possibile "tirare" la pellicola, ossia esporla per un valore di sensibilità superiore.
Quando il rullino verrà consegnato al laboratorio, si dovrà informare il tecnico di modificare convenientemente il tempo di sviluppo.

Test (della pellicola):  quando non si è sicuri della corretta esposizione e non si vuole eseguire un bracketing di ogni situazione, molti fotografi richiedono al laboratorio un test di sviluppo.
Il procedimento inizia all'atto della ripresa quando, prima di passare alle pose che costituiscono il servizio vero e proprio, il fotografo scatta cinque o sei fotogrammi identici allo stesso soggetto. Tutto il resto del rullo verrà poi esposto con la medesima coppia tempo diaframma, come avviene spesso lavorando in studio con una illuminazione di intensità fissa.
Al momento dello sviluppo il fotografo dovrà chiedere al laboratorio  di tirare fuori dal rocchetto e sviluppare solamente la striscia di pellicola corrispondente più omeno ai 5 fotogrammi iniziali. Attraverso l'analisi dei risultati il fotografo potrà stabilire il modo migliore per sviluppare il resto del rullo oppure eseguire un tiraggio "schiarendo" oppure sottoesponendo il resto del rullo.

Test in coda: è una indicazione supplementare che serve per fare eseguire il test della pellicola sui fotogrammi finali anzichè su quelli posti in testa al rullino

Tiraggio: esporre e sviluppare la pellicola per una sensibilità diversa da quella nominale. Vedi anche la voce sviluppo variato.

Vibrata: immagine leggermente mossa a causa di una vibrazione della fotocamera avvenuta durante lo scatto. Si distingue dall'effetto mosso propriamente detto per essere appena percettibile, ma pur sempre sufficiente a compromettere la nitidezza generale della fotografia.