domenica 28 giugno 2015

zitello non per caso,Pausa pranzo e Ada

Strano sono due anni che lavora nella stanza accanto alla mia e tranne i saluti di cortesia non avevo mai  fatto caso a Ada,a dirla tutta il suo nome l'ho saputo oggi durante la pausa pranzo,me lo ha detto lei, sono sceso tardi e i tavoli erano tutti occupati l'unico tavolo con un posto libero era quello all'angolo dietro la porta di uscita, in quel tavolo non  siede mai nessuno,è scomodo e piccolo,massimo ci possono pranzare due persone ma stando strette.
-Mi scusi, disturbo se mi siedo a questo tavolo? non ho trovato una sedia libera e mangiare in piedi come un cammello mi seccherebbe.
-Con un sorriso  mi ha  indicato la sedia davanti a lei.
-Stare cosi vicino a qualcuno senza provare a fare un minimo di conversazione mi sembrava  scortese,quindi mi sono lanciato in un impacciato:sbaglio o lei lavora nell'ufficio accanto al mio?
- Sempre sorridendo, mi fa,se ne è accorto? sono due anni che lavoro lì.
-Due anni? adesso che ci penso mi sembra che prima ci lavorasse quel ragazzo un pò strano, che arrivava sempre con il casco da ciclista in mano.Come si chiamava? coso...non mi viene il nome
-Si chiamava Luigi,abitava a 15 chilometri da qui e preferiva venire in bicicletta perché gli faceva bene al cuore,era malato sa?
-Era? è morto?
-Si è morto dopo un anno che era in malattia,io sono stata assunta come sua sostituta temporanea,poi il posto è rimasto vacante e mi hanno assunta in pianta stabile.Lei da quanto tempo lavora qui?
-(bella domanda,mica lo ricordavo,sforzandomi mi è sembrato di ricordare che erano circa una decina di anni) Forse dieci anni,non ricordo bene ( e qui mi sono arenato,non sapevo più cosa dire,azzardare domande che entravano nel personale non mi sembrava cortese).
-Lei mangia sempre cosi velocemente?
-Senti ti dispiace se ci diamo del tu,il lei lo uso solo in ufficio con i clienti e forse proprio per questo mi è antipatico usarlo quando mi ritrovo in veste di me medesimo e non del contabile dell'ufficio vendite.Io mi chiamo Marco
-Ma certamente, io mi chiamo Ada.
-Bel nome ( ma quanto sono fesso? che frase del menga!),sto mangiando veloce? non me ne sono accorto,forse ancora non mi libero dagli impicci dell'ufficio, questo lavoro prima o poi mi ucciderà.
-le piace il mio nome? era il nome di mia nonna da parte di papà.Sa è morta giovane e in suo ricordo mi hanno chiamato cosi.
-mentre parlava mi sono sorpreso a pensare: è carina peccato quel taglio di capelli da attempata,quando sorride si illumina e ho l'impressione che non sia affatto stupida nonostante la strada su cui si era messa la conversazione. Quanti anni hai?
-Lei scoppia a ridere e guardandomi negli occhi come se fossi un fessacchiotto che ha appena fatto una gaffe,44  e tu?
-Io 55( mentre lo dicevo penso di avere fatto una faccia buffa perché lei ha sorriso sotto i baffi).

aveva un modo di muoversi che mi affascinava,gli occhi sembravano di colore grigio ma non ne ero sicuro,non avevo messo gli occhiali e senza non ci vedevo gran che. Il maglioncino aveva una discreta scollatura si intuiva un bel seno anche se non particolarmente voluminoso,le tettone non mi sono mai piaciute.
-Beh,è l'età della decadenza, fino a qualche hanno fa pensavo che arrivato ai 55 l'unico traguardo che mi rimaneva da raggiungere sarebbe stata la pensione.
-E adesso che ci sei arrivato che traguardi hai?
-Quello di andare in pensione prima di arrivare ai 70,anche se penso che di questo passo a 70 anni non ci arriverò vivo.
-Ridendo dice: le colleghe mi hanno detto che eri un tipo che dava poco confidenze e un pò antipatico,ma sbagliano sei divertente quando parli.
-le tue colleghe non mi hanno mai sentito raccontare barzellette altrimenti non avrebbero mai detto una cosa del genere.
Ci siamo messi a ridere tutti e due,solo perché non gli ho detto la verità su come racconto le barzellette.
-Non noto la fede,non sei sposata o appartieni a qualche strana religione che invece delle fedi fa uso graffette nei maglioni?
-Haha perché graffette nei maglioni?
-Perche ne hai due attaccate sul colletto
-Davvero? mentre impacciata diceva:oddio,sto rifacendo l'archivio devo averle infilate li perchè non avevo posto sulla scrivania, le toglie.
-Stavo facendo tardi,oggi dovevo uscire un ora prima e era necessario che   finissi di lavorare la pratica che avevo sulla scivania altrimenti non avrei potuto. Devo andare il lavoro chiama,è stato un piacere conversare con te, il tempo è volato.
-è stato un piacere anche per me.
-Ciao Ada, alla prossima.
-Ciao alla prossima.
-Ho sentito l'impulso di girarmi ancora verso di lei per aggiungere,magari ci si incontra ancora un giorno di questi.
-Magari rispose lei,aggiungendo dopo una pausa,dato che lavoriamo a un metro di distanza.

venerdì 26 giugno 2015

zitello non per caso, secondo episodio

ecco lo sapevo anche qui c'è l'extracomunitario attaccato ai carrelli che cercherà di appiopparmi calzini e cianfrusaglie d'accatto,ma che palle!

-ciao capo (e ride)
-ciao,vado di fretta e non mi serve niente ( non sorrido,mi sento dalla parte del torto e mi rode per questo,cazzo non posso stare tranquillo nemmeno quando  vado a farmi svuotare il portafoglio,che poi  vuoto è già di suo).
Interessante, qui per prendere il carrello basta la moneta da un euro,nell'altro ce ne vogliono due,visto mai che l'inizio è positivo.

L'entrata è tristina parecchio però,sembra di entrare in un magazzino,c'è il tornello per le persone e una sbarra per il carello,è la prima volta che vedo questo sistema.
Disposizione della merce sempre secondo la stessa filosofia,frutta e verdura all'inizio.Cazzo che prezzi, alla faccia del supermercato economico.E' da un quarto d'ora che giro con questo melone tra le mani e non trovo la bilancia per la pesa,dove cazzo l'hanno messa? Ecco questo da come mi guarda deve essere un dipendente
-guardi che la frutta la pesano alle casse
-ah ecco,ah voja a cercare bilancia e numero di riferimento,grazie (che figura da imbecille,mi ci voleva per finire la giornata).
Cataste di acqua dai nomi sconosciuti,file di biscotti e prodotti dolciari sempre di marche sconosciute,t'oh il banco del fresco,prezzi stracciati, vediamo un pò che roba è: l'etichette scritte sempre più piccole,ecco la magagna "carne estrusa meccanicamente" cioè merda non commestibile,e te credo che costa la metà,salto il reparto,giro di 90 gradi e...dadadaaaa, i vini! prezzi stracciati,cerco di capire dall'etichetta se le cantine sono affidabili,sembra di si ma non mi fido,salto e passo avanti,c'è una pedana di cose varie tra cui una birra mai conosciuta, è da un pò oramai che sto qui dentro e praticamente non ho acquistato niente,proviamo sta birra va. La gente viaggia con carrelli pieni all'inverosimile,molte donne sole e qualche famigliola alquanto sgangherata nei comportamenti,cerco con gli occhi qualcosa che mi attiri, a parte la bionda vicino ai banchi surgelati niente che stimoli la fuori uscita dei miseri eurini rimasti nel protafoglio,andiamo a vedere il banco frigo che dice: pieno di roba ma non leggo i marchi che mi assicurano un minimo di qualità percepita( come la temperatura estiva,che se sudi non fa caldo sei tu che pensi che faccia caldo e sudi di riflesso),marinara per risotto 1,50 €? nemmeno il cartone può costare cosi poco,salto e mi dirigo verso le casse,tutte piene tranne una,infilo il carrello e metto le poche cose sul tappeto rollante,rollasse una canna sarebbe più allegro,poro tappeto.
Va bene l'efficienza, ma sta cassiera mi sembra una nticchia spigolosa.
-lo vuole il sacchetto?( si alla cassiera gli rode).
-e certo,mica mi posso mettere la merce in tasca!
-una voce un pò più in là : guardate che c'è anche l' altra cassa e non c'è nessuno in fila ,che vi sta antipatica la cassiera?
-ecco volevo ben dire che a sta tipa gli rodeva! si vede che anche lei è sottopagata.

 Beh,non metterò più piede qui dentro,penso sia un hard discount,visto che sono su di peso ancora posso fare a meno di venire ad avvelenarmi qui dentro.
Amen!

Ps: la birra però era buona.

fotografia all'infrarosso con il digitale

Ho spesso usato la fotografia all'infrarosso nel sistema analogico,sperimentando un pò ho ottenuto risultati interessanti nel nudo,sono anni che non faccio più quel genere di fotografie e mi è passato per la testa di provare a rifarle ma con il digitale.
Vediamo quali problematiche si devono affrontare con il nuovo sistema.
Usando la pellicola (usavo Kodak infrared 35 mm) le difficoltà più che in fase di ripresa si dovevano affrontare in fase di stampa,nel digitale vale l'esatto contrario.
Do per scontato che sappiate cosa siano le frequenze all'infrarosso e cosa significhi la sigla nm( mi sembra di averne parlato in modo specifico in qualche post precedente),quindi salto la spiegazione teorica delle frequenze luminose e parlo delle problematiche tecnico meccaniche.
Usando un filtro  IR ( in vendita ne esistono di diverse tipologie che filtrano una banda specifica dello spettro luminoso,che bloccano la luce fino a 600 nm, da 700 a 900 nm e fino a 1000 nm,questi ultimi sono i filtri black o dark), che permettono di utilizzare il sensore della vostra macchina fotografica cosi come è stato costruito,senza bisogno di alterarlo,hanno il grosso difetto di assorbire parecchia luce quindi si è obbligati a utilizzare tempi di otturazione molto lenti,è obbligatorio utilizzare il cavalletto e una volta montato il filtro sull'obiettivo non si riesce più a fare la messa a fuoco.
Togliendo il filtro antialiasing dal sensore  sostituendolo con un filtro low pass IR Cut,si potrà utilizzare la macchina in modo "normale" a mano libera e tempi veloci,quindi le persone e qualunque cosa in movimento.Ovviamente il mirino sarà utilizzabile come se nulla fosse stato cambiato e altrettanto ovviamente con questa modifica la macchina potrà fare solo fotografie all'infrarosso ( utilizzare un vecchio modello per questo scopo vi permetterebbe di sperimentare alla grande).
Bisogna tenere presente che i sensori più evoluti sono meno prestanti dei vecchi sensori..quindi per quanto possa sembrare assurdo, utilizzare un vecchio modello per questo scopo, non solo ha enormi vantaggi economici ma anche di prestazione.
Magari vi viene la curiosità di sapere se le immagini ottenute con i diversi sistemi sono uguali...no,non lo sono,ma si somigliano parecchio e in ogni caso molto dipende dalle vostre scelte tecniche sia in fase di ripresa che di post produzione o stampa.

tecnica di stampa al solvente o " Riporto"

I solventi come la trielina,la varechina e l'acetone, per un fotografo "creativo" possono avere la stessa importanza dei normali sviluppo e fissaggio (vedi fotografia analogica).
Infatti una delle tecniche più semplici e più belle della stampa bianco e nero e  a colori positivi diretti (cibacrome...), è quella conosciuta con il nome di stampa al solvente o stampa a "riporto".
Punto di partenza una immagine presa a prestito da un giornale stampato,un rotocalco o qualsiasi altra stampa non su superficie plastificata o similari ( la carta deve essere porosa e in ogni caso deve assorbire il solvente). Gli inchiostri tipografici in genere e in particolare quelli utilizzati per stampe a grande tiratura e bassa resa qualitativa,sono parzialmente solubili in alcuni solventi,primo fra tutti la comune trielina. Occorrono poi alcuni batuffoli di cotone idrofilo,dei fogli di carta ( ho provato a usare anche carta cotone oltre le comuni carte da disegno e funziona alla grande). Una volta scelta l'immagine da utilizzare,ritagliatela e poggiate il foglio a diretto contatto con la superficie del foglio bianco (inchiostro contro il foglio). fate assorbire un pò di trielina (o altro solvente..) da un batuffolo sufficientemente grande di cotone e,tenendo ben fermo il pacchetto formato dai due fogli,cominciate a strofinarlo sopra il foglio in cui è presente l'immagine da trasferire. Sotto l'azione del solvente gli inchiostri tenderanno dapprima a rammollirsi e poi a trasferirsi sulla superficie del nuovo foglio in modo proporzionale alla quantità di solvente usato. L'immagine trasferita in questo modo assume un aspetto di tipo pittorico,in ogni caso c'è ampia libertà di fantasia nel creare nuove immagini,anche con sovrapposizioni.Provate, è semplice e dopo pochi tentativi potete ottenenere effetti veramente interessanti.

giovedì 25 giugno 2015

zitello non per caso

-Ma ciaooo ,ma quanto tempo è passato?
-una vita..oh, ma tu sei sempre identica il tempo per te non passa mai.

Già dall'incìpit avrei dovuto fermarmi lì e passare oltre,ma della serie voglio proprio vedere dove andiamo a finire......

-che fai di bello adesso?
-quello che facevo prima,il fotografo
-ma davvero?
-ti sembra cosi strano? le mie foto fanno cosi schifo?
-ma no, è che ho sentito che facevi altro e ho pensato che avessi cambiato lavoro
-in effetti il lavoro l'ho cambiato spesso,è che fare il fotografo mi permette di vivere senza lavorare
-in che senso?
-lasciamo stare va,magari un altra volta ti spiego.
-ti sei sposato? hai figli?
-non ricordi che ero contrario a entrambe le cose? beh,sono rimasto sempre della stessa idea
 tu marito e figli?
-si due..sposata due volte ma ho un figlio solo ( e ride)
-che fortuna pensa fosse accaduto il contrario...
-haha (che cazz c'era da ridere? mica era una battuta!)

a questo punto avevo esaurito tutto quello che potevo dire per cui era mia intenzione fare il rituale saluto con l'aggiunta del classico, ci rivediamo prima o poi, e invece...

-dai perchè non ci vediamo una sera di queste e ci raccontiamo un pò di cose?

(ma non avrei dovuto dirla io questa frase? che fai mi freghi il ruolo?!!)

-perché no? tilascio il numero cosi rimaniamo in contatto (lo ammetto, fisicamente era la bomba di sempre,un pensierino su una rentrée per rinverdire ce lo avevo  fatto)

dopo 10 minuti già avevo messo nel dimenticatoio l'incontro,ma la sera dopo  squilla il telefono e il numero non lo conosco,t'oh è lei..

-Ciao come va? hai da fare questa sera? mio marito è andato in puglia dai suoceri e si è portato mio figlio,sono sola e non mi va di passare la serata guardando la televisione.

secondo voi potevo dirgli di no? in quel preciso momento ho realizzato  che con lei  non mi era mai piaciuto più di tanto e che l'idea di fare il dildo in carne ed ossa mi attirava meno che passare una serata spadellando in cucina e smadonnando contro il destino baro...

-veramente ho un appuntamento che non posso rinviare,adesso devo lasciarti ma non preoccuparti, la prossima magari chiamo io..clic





lunedì 2 marzo 2015

illuminazione in studio- Le Luci base

Luce fondamentale (o principale)

E' la sorgente luminosa che caratterizza l'intera immagine.Il più delle volte corrisponde con la luce di maggior intensità, e a volte può essere l'unica luce esistente.
Anche se esistono casi in cui può essere utile comportarsi in maniera anticonformista,è bene che la luce fondamentale giunga sul soggetto con una inclinazione compresa tra i 40 e i 60 gradi.
La regola non è un astrazione gratuita: è infatti entro tale angolazione che proviene per  la maggior parte delle ore diurne la luce del Sole, ed è su questo angolo che viene percepita la maggior naturalezza nella luce utilizzata.
Una vecchia regola semplice della pratica recita che, per essere sicuri della naturalezza della luce principale,il riflesso che la lampada genera negli occhi del soggetto deve corrispondere alla posizione della lancetta corta di un orologio che segni le ore undici,oppure l'una (supponendo l'iride come se fosse il quadrante dell'orologio).
La lucefondamentale caratterizza l'immagine nel suo insieme; indipendentemente dalle schiarite usate in seguito,una luce principale puntiforme esalta le rughe di espressione ma anche i difetti della pelle,mentre l'inverso è causato dalla luce diffusa.
L'angolo di inclinazione medio (45-50°) dovrà essere abbassato quando il soggetto presenti occhi incassati,fossette sul mento,zigomi sporgenti che si vogliono nascondere.
Per valutare l'effetto generale della luce principale è bene osservarne preventivamente le conseguenze sul volto ritratto mantenendo spente tutte le altre luci.

venerdì 13 febbraio 2015

sull'idea di destino di Tiziano Terzani

Ho acquistato il libro di memorie di Terzani (un'idea di destino) edito da Longanesi nel 2014, perché ne avevo sentito parlare bene e perché il personaggio Tiziano Terzani a modo suo mi ha sempre affascinato.
Il libro l'ho trovato  interessante e di piacevole lettura , l'uomo Terzani alla fine mi è risultato molto simile alla tipologia dell'uomo bianco e confuso che si incontra in certe zone dell'asia,incastrato tra cianfrusaglie pseudofilosofeggianti e guru da quattro soldi, attratti da un estetica del pensiero di cui non si conosce ne si cercano le radici, e che lui tanto criticava,se non addirittura disprezzava. Ha un approccio molto contraddittorio con tutte le cose della vita,un idealista in cerca di conferme che aprioristicamente da per impossibili da trovare.Onesto nel descriversi e descrivere le cose e le persone che incontra (descrive la Fallaci in modo preciso usando poche parole),anche se molto superficialmente descrive i rapporti con i componenti della sua famiglia, cosa che per chi legge il libro, più che voluta sembra proprio superficiale nel modo in cui la vive e la sente.La presenza della moglie è una specie di feticcio in cui rifugiarsi nei suoi tentennamenti esistenziali per poi immediatamente allontanarsene perché la trova lontana dalla sua vita(mai si domanda come vive la situazione e cosa pensa realmente del loro rapporto), ne più ne meno dei posti in cui si ferma e fugge in continuazione.La figlia sembra essere una specie di ectoplasma mentre il figlio sembra sentirlo più vicino ma non è che gli dedichi poi il tempo e i pensieri che un qualsiasi padre di norma dedica ai propri.Anche amici,colleghi e punti di riferimento vari,li trova interessanti e frequentabili solo quando lo incensano o in qualche modo trova affini o utili.L'ipocrisia nei suoi comportamenti si trova a quintalate,è anche vanitoso e piacione (nel senso che gli piace piacere),nel tempo trasforma il proprio look  fino a mostrasi in divisa da guru indiano,pur criticando negli altri il suo stesso atteggiamento.Ha la capacità di non farsi trasportare fino in fondo dalle sue paranoie,alla fine sembra sempre trovare il guizzo che lo riporta con i piedi sulla terra e in questo modo riesce a non perdersi del tutto. La parte che mi affascina è l'estrema  inquietudine e insoddisfazione che ovunque e sempre si porta dentro e che lo porta a esplorare le zone di se che apparentemente sente più limitanti, la sua dimensione di uomo non ne esce bene,sicuramente non avrei voluto un padre o un marito/moglie che gli somigliasse,anche come amico non credo che lo avrei apprezzato gran che, un buon conoscente con cui ritrovarsi intorno a un fuoco acceso nelle fredde e noiose serate invernali con cui scambiare chiacchiere  raccontare storie, questo si.Come lui stesso più volte dice,non è,non si sente e non vuole essere un punto di riferimento per nessuno (anche se in fondo in fondo l'idea non gli dispiace affatto),però è utile e interessante da leggere,perché attraverso di lui si riescono a vedere i limiti dell'uomo moderno e descrive con lucida capacità,momenti e personaggi che sono nella storia di tutti noi.

martedì 10 febbraio 2015

autorefenzialità e il senso della realtà perduta

Mi capita spesso di riflettere sul cosa e come la gente si posiziona nello scacchiere della varia e avariata umanità.
Ho la sensazione che è rara la coscienza esatta della propria dimensione nei vari meandri che la stessa di volta in volta occupa, ma tra i tanti, chi più sembra non avere il senso del reale è chi si ritiene artista.Già sul significato della parola la confusione è tanta,basta fare due scarabocchi su un foglio di carta, digitale o meno, per esserlo? pigiare una o più dita su una tastiera,praticare per hobby una delle infinite attività della "supposta" (il doppio senso mai cadde così a fagiuolo) attività artistica, basta per definirsi tali? se non è così,quando è leggittimo sentirsi a pieno titolo un artista? quando si riesce a esporre i propri lavori senza cavare un cent dalle  proprie tasche? dipende dal prestigio della location? dal prestigio di chi incensa quello che vede? la nomina deve venire assegnata come un cavalierato del 400, dal critico paraculo e ammanicato armato di lama e albarda? ma sopratutto se per attirare l'attenzione sul proprio operato bisogna coinvolgere parenti e amici o nessuno ti si in...hem,nessuno ti fila, si è artisti allo stesso modo del tale che ha esposto un gregge di pecore in una sala vuota durante una delle edizioni della Biennale di Venezia? Quando si trova qualcuno disposto a pagare per avere un pezzo della propria opera nella sua magione?ma anche giunone,luglione,agostone..fate a scelta ecco.
Mettiamo il caso del sedicente artista che si veste come tale,non sapete come si veste un artista??!! ma come sarebbe???,si veste e atteggia da artista no! altrimenti come cacchio si fa a riconoscere la differenza tra lui e un qualsiasi altro normodotato? (opssss..in questo caso il doppio senso non è quasi voluto), che parla come tale,vive come tale.In genere questo significa che campa di rendita o si sostiene lavorando nello stesso modo in cui fanno i non artisti, più semplicemente significa che già all'origine c'è una scrematura sostanziale, tra chi può permettersi di esserlo e chi no. In genere nella prima categoria sono compresi sia i geni che i coglioni,che ovviamente non sono tali per il semplice fatto che possono permetterselo,e nella seconda? pure....con la sottile differenza in rapporto ai primi, che loro non possono permetterselo.
L'archistar con il farfallino  su una improbabile camicia color ciclamino marcio, che indossa pantaloni rubati a un clown da circo e scarpe a punta come neppure Ciro o Assasino di formiche oserebbe indossare, è già solo per queste caratteristiche un artista.Immaginate lo stesso, vestito come un umile mortale,con più debiti in banca che capelli in testa,senza commesse di lavoro( oh, i doppi sensi non sono ammessi,sessista!!),che bighellona tra un ufficio ,rimediato smantellando la camera del dipartito nonno, e l'ufficio tecnico del comune di Foppolitino alto, nella speranza che qualcuno lo noti e gli commissioni un progetto qualsiasi anche per il rinnovamento della porcilaia, VOI, si dico proprio a voi,in che categoria inserireste l'uno e in quale l'altro?
No,non sono un veggente,è che vi conosco anche se non vi conosco.
In ogni paesello risiedono più scrittori che galline,più pittori che pietre,più scultori che sculture(hem,non trovavo la parola giusta!),non vi sembra esagerato un numero così alto di artisti? e vogliamo dimenticare lo zampognaro della banda cittadina che si fa crescere la mosca sotto il labbro come Dizzie Gillespie,perchè così anche lui verrà percepito come un "vero" musicista,ce lo vogliamo dimenticare!? eh!?eh!?eh!?
In sintesi la mia percezione dello stato dell'arte in questo paese è deprimente,preferirei vivere in un luogo dove i lettori siano in numero enormemente maggiore degli scrittori,dove i pittori siano molto minori di chi per hobby si diverte a imbrattare tele,e SOPRATTUTTO dove per legge venga vietato  scrivere sul proprio profilo di FB la parola "Art Photographer" se in realtà sei un commesso dell'Ikea, un Geometra confuso o una ragazzina che fa le labbra a culo di gallina davanti al proprio smartphone pensando di essere figa e alla moda perchè la stessa cosa la fanno le varie veline della tv.
Ecco alla fine l'ho detto,mica ci voleva poi tanto... :P

PS.  in realtà volevo scrivere tutt'altro ma sono pigro e quando mi sono reso conto che ci voleva troppo tempo ho svincolato.

La "mia" macchina fotografica ideale

Perché  scrivo questo post? perché penso che nella mia situazione si trovino moltissimi fotografi professionisti e non, e anche per rispondere ai tanti che mi chiedono un consiglio sul modello di macchina che dovrebbero  acquistare.
Dato per scontato che non esiste e,fino a qualche tempo fà (per intenderci prima dello sviluppo della fotografia digitale), avrei detto che mai esisterà, una macchina fotografica perfetta per ogni tipologia di fotografia e di fotografi,perchè i bisogni degli uni contrastano con quelli degli altri.
Indirizzo questo post alle case produttrici di apparecchi fotografici sperando che si impietosiscano davanti alle mie speranze, e non solo costruiscano la macchina con le caratteristiche che sto per elencare ma che una volta costruita me ne regalino almeno un esemplare per ringraziarmi della drittta ( oh,visto mai che...).

Sono un ritrattista che fotografa spesso in ambienti chiusi, poco luminosi e in cui il rumore (anche fievole) dei movimenti meccanici dell'apparecchio fotografico non è ammesso (vedi il movimento dello specchio delle reflex), mi dedico anche alla street ,alla fotografia di viaggio a quella in studio ecc. Quindi la macchina fotografica dovrebbe avere queste caratteristiche:

1) Dimensioni ridotte,da essere portata in tasca senza eccessivi problemi.

2)Tropicalizzata,quindi resistente agli agenti atmosferici.

3) Esente da problemi di deposito di polvere sul sensore.

4)Sensore con gamma tonale molto estesa su sensibilità iso da 50 a 12.800

5)Assenza di grana anche nelle sensibilità più alte

6) Otturatore garantito almeno per 1.000.000 di scatti

7) Velocità di scatto da 5 minuti a 1/8000 s

8) Assenza dello specchio e quindi del pentaprisma

9)Mirino con copertura 100%  senza punti cechi  e problemi di parallasse nelle distanze     
   ravvicinate e nelle riprese macro

10)Flash (se proprio deve esserci,io non ne faccio uso) incorporato di almeno 35 ng di potenza

11)Baionetta con attacco universale.Essere costretti a dipendere dalla qualità,tipologia e prezzi,  
    degli obiettivi del costruttore della macchina è frustrante, oltre che assai limitante.Se chi
    costruisce  gli obiettivi non avesse più l'obbligo di rinunciare all'ottimizzazione della costruzione  
    per via della presenza (e quindi distanza obbligata dal piano pellicola/sensore) dello specchio
    sarebbe un giovamento per la resa qualitativa degli obiettivi non indifferente.

12)Display movibile e orientabile sul dorso della macchina, robusto e di ottima qualità.

13)Presa per cavetto sincro sui lati del corpo macchina

14)Filettatura per cavetto sul pulsante di scatto

15)Disposizione dei vari comandi (sopratutto sul dorso macchina) comodi e facili da trovare anche  
     per chi ha le mani piccole 

16) Batterie di lunga durata (almeno 2000 scatti con tutto l'ambaradam acceso).

17) Esposimetro con lettura spot (la cui ampienza può essere scelta dal fotografo) e semispot(idem 
      come per lo spot), il multizona ve lo potete tenere.Sarebbe cosa assai gradita se misurasse anche
      la luce riflessa da flash esterno

18) Assenza dei vari programmi e programmini inventati per chi usa la macchina come fosse un
      telefonino e totalmente inutili.
19) Funzione geocolizzazione gps di serie

20) Trasmissione dati e immagini WIFI di serie

21)Allaccio degli accessori tramite Bluetooth

22)Attacco filettato per cavalletto, ottonato